Socotra, il paradiso di Allah

in viaggio con pacam70 in Yemen
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Questo racconto è il proseguimento di “In Yemen con Mohammed”.
Dopo aver trascorso tre bellissime settimane girando gran parte dello Yemen, atterriamo a Socotra con un volo interno da Sana’a.
L’isola si trova nell’oceano indiano a circa 500 km a sud-est della terraferma, appartiene allo Yemen, ma morfologicamente è molto diversa, lunga 142 km e larga 40 con una superficie di circa 3650kmq si riserva l’appellativo di paradiso endemico.
Le montagne raggiungono i 1500 mt, con gole profonde, molte sono le grotte ancora inesplorate, la vegetazione è particolare e unica al mondo, il mare è cristallino con spiagge bianchissime e alte dune, delfini, tartarughe e pesci tropicali sono i protagonisti di questi fondali.
Qui la natura ha dato il meglio di sé: ogni albero, pianta, roccia o animale è in perfetta simbiosi, tanto da apparire come un giardino dell’Eden.
Sull’isola è presente il Socotra Conservation and Development Programme (SCDP) a difesa e tutela del patrimonio naturale, sono molti i ricercatori che vengono qui per studiare la sua particolare vegetazione endemica.
L’isola di Socotra è talmente bella, incontaminata, con aree naturalistiche d’incomparabile bellezza, tanto, da poter essere definita l’ultimo paradiso per i naturalisti.
Fortunatamente il turismo non è molto, si può girare a bordo di un 4x4 dormendo nelle aree prestabilite per il campeggio e facendo qualche sosta intermedia nella capitale Hadibu.Ancora un reportage dalla meravigliosa isola del Mare Arabico25/1/2008: Hadibu - Ayhaft - Dilisha
In aeroporto ad attenderci ci sono Shaya e Ali, saranno le nostre guide e cuochi per questa settimana.
Lasciamo il piccolo aeroporto a bordo di una Toyota Land Cruiser, il tratto di strada fino ad arrivare alla capitale Hadibu è breve, circa 12 km, costeggiamo il mare, i colori variano dal blu intenso al turchese, purtroppo non osservo molto ciò che mi circonda: sono arrabbiatissima! si è rotto il caricabatteria della mia reflex e non potendo rimediare al guasto sarò costretta a dosare gli scatti facendo fede nelle sole due batterie a me rimaste.
Hadibu si trova a nord dell’isola, è un piccolo villaggio dall’aspetto decadente e senza nessuna attrattiva.
Alloggiamo al funduq Summer Land, molto essenziale, ma pulito.
Pranziamo con Shaya e Ali in un piccolo ristorante poi a bordo della Land Cruiser ripercorriamo la strada fatta stamani, dopo poco, lasciato l’asfalto, saliamo lungo una pista fino ad arrivare ad un luogo chiamato Ayhaft: davanti a noi c’è un torrente, i monti che ci circondano sono punteggiati da Euphorbie, alberi bottiglia, dell’incenso, della mirra e altre specie endemiche.
Siamo entusiasti di questo luogo, ma non possiamo proseguire oltre, la mulattiera è impraticabile.
Un po’ amareggiati ritorniamo sulla strada per Hadibu, oltrepassiamo la capitale e dopo poco vediamo sulla spiaggia una balena morta.
Ci fermiamo incuriositi, cerchiamo di avvicinarci per quanto il nostro naso ci permette di sopportare l’odore acre che emana.
Shaya parla perfettamente l’inglese, mentre Ali solo qualche parola.
Ci raccontano che la balena si è arenata circa venti giorni fa e la sua vita si è spenta in questa spiaggia, un vero peccato per il patrimonio marino!
Lasciamo la balena e proseguiamo ancora verso est fino ad arrivare alla spiaggia di Dilisha.
Alla nostra sinistra il mare color turchese è spettacolare, a destra a pochi metri dalla riva c’è una grande duna di sabbia bianchissima che si appoggia delicatamente alle montagne, la spiaggia è deserta, siamo stupiti dalla bellezza del luogo.
Facciamo un lungo bagno poi decidiamo di scalare la duna: poco più su della metà ci fermiamo restando a contemplare il mare e la natura straordinaria di quest’isola.
Poco prima del tramonto Shaya viene a chiamarci dicendo che lo vedremo da un punto più suggestivo.
Riprendiamo la marcia per rientrare a Hadibu.
Ci fermiamo in un punto dove la visuale ci regala un tramonto meraviglioso su una bellissima insenatura.
Rientrati nella piccola capitale salutiamo Shaya e Ali dandoci appuntamento per l’indomani mattina.
Facciamo una doccia e usciamo girovagando per le strade acciottolate del villaggio.
Notiamo che qui sono molto più riservati, rispetto allo Yemen, ci sorridono ma in maniera più timida.
Decidiamo di cenare al Taj Socotra, anche se siamo alloggiati al Summer Land possiamo mangiare in altri ristoranti senza pagare sovrapprezzi.
I tavoli sono all’aperto, ci sediamo, e subito, facciamo conoscenza con le famose caprette dell’isola, sono divertenti e buffe, salgono con le zampe sul nostro tavolino tentando di rubarci i viveri. Mi diverto nel dargli da mangiare e, finito il cibo divorano tovaglioli di carta come fossero fili d’erba.
Domani andremo verso ovest, ci aspetteranno nuove emozioni.

26/1/2008: Shuaab - Qalansiyah
Alle 7,30 Shaya e Ali sono da noi, il Land Cruiser è carico con viveri e il necessario per campeggiare.
Partiamo dirigendoci verso la costa ad ovest della capitale, oltrepassiamo l’aeroporto per poi addentrarci in una vallata, i monti in lontananza sono coperti da nuvole, attraversiamo tratti con molti alberelli di Socotran Croton (pianta endemica dell’isola) fino ad arrivare a Qalansiyah, piccolo villaggio di pescatori. Arrivati alla spiaggia, i primi ad accoglierci sono i bambini, timidamente ci porgono la mano, ancora una volta rimaniamo stupiti dalla loro riservatezza.
Un pescatore si avvicina, parla con Shaya, sarà lui che ci porterà a Shuaab.
Saliamo su una vecchia barca a motore, salutato Ali che rimane al villaggio, ci allontaniamo, lasciandoci alle spalle la terra ferma.
Dopo breve tempo, lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è ineguagliabile, ci sono delfini ovunque, saranno circa una cinquantina, saltano fuori dall’acqua, fanno piroette per poi rituffarsi, sono talmente meravigliosi e vicini a noi che l’emozione mi porta a non riflettere, -mi tuffo- ma purtroppo non ho l’effetto sperato, istintivamente si allontanano, risalgo sulla barca e incantati li osserviamo, mentre si dirigono verso il mare aperto.
Riprendiamo la navigazione costeggiando le pareti rocciose delle montagne punteggiate da alberi bottiglia.
Ci sono insenature meravigliose, con moltissimi gabbiani Sooty Gull e altri uccelli, al nostro passaggio molti restano immobili, branchi di pesci saltellano fuori dall’acqua, le emozioni che provo sono uniche, il perfetto equilibrio fra mare, natura e animali è tangibile ai nostri occhi.
Il barcaiolo dirige la prua verso un branco di pesci, lancia la lenza e dopo poco la recupera con un bel pesce, ripetiamo l’operazione altre volte ritrovandoci in brevissimo tempo tre pesci per il pranzo che consumeremo sulla spiaggia di Shuaab.
Dopo circa un’ora di navigazione tra insenature, pareti rocciose e scogli che emergono dall’acqua, arriviamo a Shuaab. Questa lingua di spiaggia è un autentico paradiso, alle sue spalle le pareti di roccia hanno colori che variano dal rosso all’ocra, ci sono alberi bottiglia e Cucumber Tree, piccole dune di sabbia bianca ricoperte da una fitta vegetazione di piccole piante grasse con fioriture color giallo e rosa.
Sbarcati in paradiso ci lasciamo ammaliare dal mare color turchese, qui non c’è la barriera corallina, ma sono molti i pesci e le razze.
Tra un bagno e l’altro esploriamo le tante particolarità che ci offre la spiaggia, scaliamo una parete rocciosa fino ad abbracciare un albero di Cucumber Tree (pianta endemica) la sua corteccia è levigata con foglie simili a quelle dell’anguria.
Ci sono molti uccelli e avvoltoi Egyptian Vulture con il loro piumaggio giallo. Non sono impauriti dalla nostra presenza, tanto da avvicinarsi e poterli osservare nel minimo dettaglio.
Pranziamo all’interno di una piccola grotta dove c’è l’unico ospite della spiaggia oltre noi Shaya e il barcaiolo. E’ un simpatico vecchietto che viene spesso: quando la mattina i pescatori del villaggio escono per andare a pesca, lui parte con loro, si fa lasciare qui, e per tutto il giorno rimane su questa incantevole spiaggia.
Il pesce da noi pescato è ottimo, ci tengono compagnia i molti passerotti, Socotra Sparrow, che senza timore mangiano pezzetti di pane posandosi sulle nostre mani.
Il resto della giornata trascorre facendo bagni e esplorando varie zone della spiaggia.
Poco prima del tramonto a malincuore lasciamo questa incantevole spiaggia, il vecchietto rientra con noi, il mare si sta increspando, il tragitto per rientrare al villaggio è lungo e di conseguenza siamo costretti a una velocità più sostenuta, ci diverte questo simpatico personaggio che in modo giocoso incita il barcaiolo ad andare più forte.
Arriviamo al villaggio di Qalansiyah quando il sole sta tramontando, non facciamo in tempo per ammirarlo. Ali, ci saluta chiedendoci se la spiaggia di Shuaab ci è piaciuta, immaginando già la nostra risposta: “beautiful, is very paradise”.
Arriviamo al punto di campeggio di Ditwan all’imbrunire, non riuscendo ad ammirare la sua bellissima spiaggia.
Montate le tende, ci laviamo attingendo l’acqua da un piccolo pozzo, ceniamo in compagnia di Shaya, Ali altri drive e le simpatiche caprette che tentano di rubarci la nostra cena.
Io e Ali ci accingiamo al lavaggio delle stoviglie poi rimaniamo in loro compagnia a chiacchierare.

27/1/2008: Dixsam - wadi Dirhur - Amak
Il cielo è coperto dalle nuvole, dopo un’abbondante colazione a base di pane,miele, formaggini e tè speziato, ci incamminiamo verso la spiaggia, c’è una lingua di sabbia lunghissima che si protrae fino al mare, alla nostra destra una laguna, dove ci sono molte razze, a sinistra le alte dune di sabbia bianchissima non irradiano il loro splendore a causa delle nuvole minacciose di pioggia.
Lasciamo la spiaggia prima del previsto pur sapendo cosa ci siamo persi!
Ci addentriamo nelle montagne fino a ritornare sulla costa verso Hadibu, il sole è tornato a splendere, facciamo una breve sosta sulla spiaggia, in questo tratto ogni anno tra Giugno e Luglio le tartarughe vengono a deporre le uova.
Al villaggio di Ghubba altra sosta: a poche centinaia di metri dal mare c’è una pozza d’acqua salata, con pesci tropicali, pare che quì milioni di anni fa sia caduta una meteorite, alcuni sub si sono immersi nella cavità senza raggiungere la sua massima profondità.
Riprendiamo la marcia, imboccando la strada che va a Dixsam, nella zona centrale dell’isola, ci inerpichiamo sulle montagne, fino ad arrivare in cima a circa 1500mt di altitudine.
Rimaniamo estasiati dal panorama che ci circonda, ci sono molti alberi sangue di drago (Dragons Blood Tree) hanno circa 500 anni, la loro forma è particolare, a ombrello rovesciato, la resina una volta seccata e ridotta in polvere rilascia una tintura rosso sangue, le sue proprietà magiche e le virtù terapeutiche erano conosciute sin dall’antichità.
I ragazzi ci raccontano la leggenda che si narra sull’isola: due fratelli si contendevano l’amore per una donna e durante un litigio uno dei due sferrò una coltellata all’altro, uccidendolo, dal sangue versato, gli abitanti dell’isola dicono che sia nato questo albero endemico.
Imbocchiamo una pista disastrata, scendiamo molto lentamente fino ad arrivare nel letto del wadi Dirhur, le pareti rocciose sono ricoperte da alberi bottiglia e sangue di drago. Camminiamo lungo il letto del wadi fino ad arrivare ad una piscina naturale dall’acqua color smeraldo e contornata di palme da dattero, questo luogo è di una bellezza indescrivibile, ho la sensazione di trovarmi all’interno di un dipinto.
Non siamo soli, c’è una coppia di turisti francesi e un gruppo di geologi e biologi italiani, sono qui a studiare l’ecosistema dell’isola.
Ci tuffiamo nella piscina naturale rigenerando corpo e mente, l’acqua a differenza di come la immaginavo è calda, facciamo conoscenza con la coppia di francesi, siamo gli unici turisti oltre a loro e abbiamo questo paradiso tutto per noi.
Andiamo in avanscoperta, percorrendo il letto del wadi, ci sono altre piscine naturali.
Ci arrampichiamo come caprette sulle pareti rocciose di pietra lavica, abbracciamo gli alberi bottiglia (Socotran Desert Rose) sono unici, uno diverso dall’altro, di varie misure e forme, ma tutti con la caratteristica sembianza di una bottiglia, la corteccia è ben levigata, all’interno trattengono l’acqua, hanno piccole foglie allungate e fiori rosa simili al nostro comune oleandro. Il sole li scalda e quando li abbracci emanano calore.
Sono ammaliata da questo luogo, è come se un bravissimo giardiniere avesse deposto a regola d’arte ogni albero, pianta, roccia proprio come si vede nelle riviste di giardinaggio a completare l’opera ci sono le immancabili caprette e gli avvoltoi.
Risaliamo il letto del wadi, i nostri ragazzi hanno già preparato il pranzo, c’è un’altra persona con loro, è Yahya, la guida che accompagnò gli amici lombardi nel loro primo viaggio a Socotra e quello di tre settimane antecedente al nostro.
Nel pomeriggio risaliamo la pista fino a Dixsam, lasciamo la jeep, ci addentriamo nella foresta degli alberi sangue di drago, dal Dixsam Plateau ammiriamo le spettacolari gole, ai loro piedi il wadi Dirhur, il panorama è superbo e imponente, camminiamo sul bordo dello strapiombo, con cautela, un piede messo male avrebbe conseguenze irreparabili!!
Acquistiamo da un bambino sbucato dal nulla, la resina del sangue di drago, ripresa la marcia ritorniamo sull’asfalto dirigendoci a sud, attraversiamo boschetti di alberi bottiglia e di Socotran Jatropha, pianta endemica dalle proprietà curative.
Scendiamo dall’altopiano e dopo pochi tornanti, ecco davanti a noi la costa sud che si estende a perdita d’occhio.
Arriviamo a Amak, le palme da dattero, le dune di sabbia bianchissima e l’oceano indiano, sono i protagonisti della costa.
Ritroviamo Yahya, Pierre e Laurence, montate le tende sulla spiaggia restiamo in riva al mare fino al tramonto.
Questa sera i ragazzi hanno preparato per tutti noi un’ottima cenetta a base di, pasta con sugo di pesce, aragoste, verdure e come digestivo un buon tè speziato.

28/1/2008: Digab Cave - wadi Dirhur - Hadibu
Alle 9 lasciamo la costa sud, passato il villaggio di Mahata, iniziano i monti, saliamo lungo la pista fino ad arrivare a Digab Cave, è una piccola grotta con una emozionante visuale sul mare.
Ripresa la marcia ci inerpichiamo nuovamente nei monti centrali, decidiamo di ritornare nella piscina naturale nel wadi Dirhur e trascorrere il resto della giornata in questo luogo meraviglioso, oggi questo angolo di paradiso è tutto per noi.
Rientriamo a Hadibu all’imbrunire, una doccia risanatrice è quello che serve. Ceniamo nel ristorante semi deserto del Summer Land, un giretto per il villaggio e a nanna, domani andremo verso est.

29/1/2008: Di Hamri - wadi Shifa - Homhil
Alle 8 puntuali come sempre i ragazzi sono da noi, caricati gli zaini sulla jeep, passiamo da un piccolo botteghino per acquistare il qat, lasciato il villaggio ci dirigiamo ad est.
Una piccola parentesi: a Socotra il rito del qat non è comune a tutti, chi mastica lo fa saltuariamente e in forma più leggera. Arriva dallo Yemen con i due voli settimanali e viene conservato in frigorifero per alcuni giorni. Sull’isola la pianta non viene coltivata, se la sua coltivazione prendesse piede causerebbe danni al patrimonio naturale. Chiusa parentesi.
Dopo pochi chilometri ci fermiamo per visitare un vivaio gestito da alcuni isolani dove riproducono tramite seme, l’albero sangue di drago, le caprette –che sono ovunque- vanno ghiotte dei piccoli germogli causando un rallentamento nella riproduzione naturale.
Il vivaio è sostenuto da fondi internazionali e dalle offerte che possono lasciare i turisti. Soddisfatti per aver contribuito a questa lodevole iniziativa, riprendiamo la marcia, costeggiamo il mare, puntando ancora più a est fino ad arrivare nella riserva marina di Di Hamri, questo luogo meraviglioso, è una piccola baia variopinta composta da scogliere rosse, sassi, grosse conchiglie e coralli, alla nostra destra due pinnacoli di roccia rossa erosa dal vento si protraggono verso il mare, quasi a proteggere le sue acque cristalline (è severamente vietato portare via qualsiasi cosa dall’isola).
Con piacere ritroviamo i nostri amici, anche loro fanno il nostro stesso percorso.
Indossiamo tutti maschera e pinne, ci immergiamo, la barriera corallina regala belle emozioni, molti i pesci tropicali, avvistiamo anche una tartaruga -adoro le tartarughe- la seguo ammirandola nei suoi movimenti lenti e sinuosi, è incredibile la tranquillità che trasmette!
Marco è ancora più fortunato avendo molta più tenacia nel restare in acqua, vede una manta, mi descrive questa nuova emozione con gioia e stupore, l’avvistamento è durato solo pochi secondi ma l’emozione è stata certamente unica.
Pranziamo sotto tettoie di legno con pesce alla brace contemplando il contrasto straordinario tra il blù intenso del mare e il rosso delle rocce.
Non curanti della digestione torniamo a fare snorkeling lasciandoci trasportare dalle meraviglie di questo fondale.
Lasciata la riserva marina diamo inizio al rito della masticazione, c’inerpichiamo nei monti, costeggiando il wadi Shifa fino ad arrivare a Homhil, nel bosco degli alberi dell’incenso.
Siamo ammaliati da questo luogo, ci sentiamo come all’interno di una fiaba, ci sono asinelli color nocciola, i monti di pietra calcarea sono punteggiati da alberi dell’incenso, euphorbie, alberi bottiglia e sangue di drago.
Questo bosco è per me l’esatta immagine di una fiaba dove gnomi e fate sono gli abitanti speciali di questo incantevole luogo.
Facciamo campeggio nell’area prestabilita, i nostri amici sono già qui, Yahya ci anticipa che stasera cucineranno una prelibatezza per tutti noi.
Ci accomodiamo sotto la tettoia avvolti nelle coperte, si è alzato il vento, il cielo si è coperto dalle nuvole e l’aria si è fatta pungente.
Al nostro gruppo si sono unite altre guide che accompagnano alcuni turisti tedeschi, i quali rimangono in disparte.
Yahya con l’aiuto di Ali ci serve la cena, spaghetti con sugo di squalo, una vera delizia per il nostro palato.
Dopo il consueto tè speziato ci divertiamo assieme a Pierre e Laurence a farci impartire lezioni di arabo. La serata è divertente, per comunicare ognuno di noi usa una lingua diversa creando un po’ di confusione e tante risate.

30/1/2008: Homhil - Ras Irsil - Erher
Alle prime luci dell’alba siamo svegli, il vento è calato, le nuvole in parte coprono ancora il cielo.
Mi allontano dal campo, scatto un po’ di foto e scendo nel wadi, c’è un orticello dove una donna sta raccogliendo delle piccole patate, me ne porge alcune, sono grandi come noci, nella mia mente creo la fiaba di Homhil, dove gli gnomi ogni giorno scendono nel wadi per barattare con la contadina erbe magiche in cambio delle dolcissime patate di cui vanno ghiotti.
Rientrata nella realtà, torno al campo, la colazione è già pronta, le nuvole corrono veloci e il sole inizia a splendere.
Lasciamo Ali e gli altri drive, loro proseguiranno con le jeep, mentre noi Pierre e Laurence, accompagnati da Shaya e Yahya iniziamo il trekking.
Scendiamo nel wadi, dopo circa mezz’ora di cammino ci fermiamo, Shaya ci consiglia di coprirci gli occhi e di guardare dove mettiamo i piedi.
Seguiamo il suo consiglio e dopo pochi passi dice: - Ok, now you can watch – tolgo la mano dagli occhi e il panorama che mi si presenta è un vero paradiso dell’eden.
C’è una piscina naturale con acqua verde smeraldo, oltre, uno strapiombo dove si gode una visuale pazzesca, è talmente stupenda che non trovo parole per descriverla.
I monti punteggiati da questa natura incredibile si adagiano in una vallata fino a delineare la lingua di sabbia che si perde nel blu intenso del mare.
Alle nostre spalle l’acqua cristallina della piscina naturale è invitante e, seppur gelida, non esitiamo a fare un bagno.
Riprendiamo il trekking, scendiamo lungo la vallata fino ad arrivare al mare dove ritroviamo Ali e gli altri drive ad attenderci.
Stanchi e accaldati saliamo sulle jeep, riprendiamo la marcia per dirigerci verso la punta più estrema a est dell’isola.
Ci fermiamo in un’insenatura con una scogliera a picco sul mare, i ragazzi preparano il pranzo, mentre noi assieme agli amici francesi facciamo un bagno per rigenerarci dalle fatiche del trekking e per ammirare il fondale.
Dopo pranzo riprendiamo la marcia fino arrivare a Ras Irsil, è una bella spiaggia con moltissimi coni di sabbia creati dagli scavi che fanno i divertenti granchi gialli presenti su tutta l’isola.
Facciamo un bagno ammirando il passaggio di un branco di delfini, camminando lungo la spiaggia, trovo una piccola chiave levigata dal mare, fantasticando mi chiedo: -sarà la chiave di questo paradiso?
Tornati alle jeep, non potendo proseguire oltre perché la strada finisce torniamo indietro di pochi chilometri fino a Erher, qui due alte dune di sabbia bianchissima si appoggiano alla parete rocciosa di una montagna.
Montate le tende sulla sponda di un ruscello che termina nel mare, decidiamo assieme ai francesi di scalare la duna più alta.
L’impresa non è facile, affondiamo nella sabbia fino al polpaccio, i muscoli sono in tensione, ma, malgrado tutto, dopo varie soste per riprendere fiato, conquistiamo la cima.
Stremati ci lasciamo andare ammirando il sole che scompare dietro i monti.
La discesa è molto più semplice, rientrati al campo ceniamo alla debole luce di una lanterna.
Mentre Ali ed io laviamo i piatti nel ruscello, scorgiamo alcune anguille che tentano di risalire la corrente.
Stanchi, andiamo a dormire.

31/1/2008: Hug Cave - Di Hamri - Hadibu
Dopo un’abbondante colazione salutiamo i nostri amici, ci ritroveremo nel pomeriggio a Di Hamri.
Noi oggi visiteremo la grotta di Hug Cave.
Percorriamo pochi chilometri, arrivati in un piccolo villaggio, sale con noi un ragazzo,sarà lui che ci condurrà alla grotta.
Iniziamo il trekking, oltre a noi, Shaya e la guida c’è un divertente gruppo di isolani, anche loro saliranno con noi per visitare la grotta.
Il percorso è ripido, il caldo si fa sentire, dopo circa due ore di cammino lungo boschi punteggiati da alberi bottiglia, dell’incenso, della mirra, e African Sterculia (con il caratteristico tronco color vinaccia), arriviamo all’entrata della grotta: il panorama è stupendo, i colori dell’isola in contrasto con il mare sono un vero incanto, la fatica fatta per arrivare fin quassù ne è valsa la pena.
La grotta, lunga alcuni chilometri è completamente al buio, armati di torce -entriamo- l’aria è pesante, grossi pipistrelli volano sopra le nostre teste, sono talmente concentrata nel guardare dove metto i piedi che la paura per questi strani mammiferi cade in secondo piano.
Ci sono grandi stalattiti e stalagmiti dalle forme e dai colori più svariati, è impossibile spiegare la sua magnificenza, i fasci di luce prodotti dalle nostre torce ci permettono solo in parte di ammirare questo paradiso nascosto –un vero peccato!
Dopo un’ora trascorsa all’interno della grotta ritorniamo alla luce del sole.
La discesa è a nostro favore e dopo circa un’ora e mezza siamo da Ali.
Non rimane più molto tempo, il viaggio sta per giungere al termine, domani saluteremo Socotra.
Prima di rientrare nella capitale Hadibu ritorniamo a Di Hamri dove ci sono i francesi e Yahya, facciamo snorkeling in questo magnifico fondale e come ultimo dono un branco di delfini passa lungo la costa come a volerci salutare.
Rientrati nella capitale, dopo qualche acquisto e una meritata doccia, andiamo al Taj Socotra per terminare la vacanza con una cenetta tutti assieme.
Salutiamo Yahya, ragazzo intraprendente e con molta passione per il proprio lavoro, con Pierre e Laurence, ci rivedremo domani mattina, anche loro voleranno a Sana’a.
Rientrati al Summer Land, Shaya e Ali hanno un regalo per noi: due brucia incensi dipinti a mano con il sangue di drago.

1/2/2008
Alle 6,30 i nostri cari ragazzi sono da noi.
Con tanta tristezza nel cuore ci dirigiamo verso l’aeroporto, osservo tutto ciò che scorre davanti ai miei occhi cercando di fissare in modo indelebile le immagini stupefacenti che regala l’isola.
Con il nodo alla gola salutiamo Shaya e Ali, usando il loro particolare e tenero modo: “toccandoci naso a naso”.
Li ringraziamo per l’amicizia riservataci, per la loro professionalità e per averci fatto vivere un’esperienza indimenticabile.
Dall’aereo guardo l’isola che si allontana sempre di più pensando: la chiave del paradiso è con me, tutto mi fa presagire che un giorno tornerò in questo incantevole luogo.

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