Tre giorni a Madrid

in viaggio con Giusy Melillo in Spagna
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Un intenso fine settimana invernale nella vivacissima capitale ibericaVenerdì 14 dicembre 2012
Il nostro obiettivo di viaggio è Madrid. Partiamo da casa (Provincia di Benevento, Campania) nel cuore della notte perché ci attendono circa tre ore di viaggio in auto prima di poter metter piede nell’aeroporto di Roma Ciampino, dove le operazioni di imbarco, per il nostro decollo con Ryanair delle 06.30, sono fissate alle quattro e mezza del mattino. L’orario di partenza, scelto a causa del duplice vantaggio di pagare meno il biglietto del volo e di giunger a destinazione quando una nuova giornata è appena incominciata, è singolare: per l’assister all’arrivo del personale aeroportuale nella propria postazione di lavoro, che torna a funzionare dopo la chiusura dei servizi durante le ore notturne; nonché all’affluire di una marea inattesa di viaggiatori, il cui 95% è di giovani. Cosa particolare è che tutti sono chiaramente affranti dal sonno, ma, ciononostante, in tutti si legge lo spirito entusiasta e dinamico tipico del “viaggiatore”.
Come sempre, raggiungiamo la nostra meta preparati su tutto quello che desideriamo fare, per sfruttare al meglio, secondo il nostro gusto e le nostre possibilità, la nostra breve vacanza.
L’AEROPORTO BARAJAS di Madrid, dove atterriamo dopo due ore e venti, è gigante. Dal suo interno si arriva direttamente alla metro che raggiunge ogni punto della città. Più tardi ci compiaciamo del fatto che la rete delle metro madrilene risponde a rapidità ed efficienza assolutamente perfette! Comprando EL ABONO TURISTICO, un mini abbonamento ai mezzi pubblici di trasporto, ci si sposta in Madrid per un numero illimitato di volte a un costo fisso. Acquistiamo, al prezzo di 17,00 euro ciascuno, l’Abono della durata di tre giorni: considerando che una corsa costa circa 1.50 euro, a fine vacanza ci rendiamo conto che, pur avendo utilizzato poco la metro e mai altro mezzo di trasporto urbano, avremmo speso la stessa cifra dell’abono comprando i biglietti singolarmente.
Come programmato grazie alle ricerche web svolte prima di partire, la prima obliterazione del biglietto di abbonamento è per lasciare l’aeroporto alla volta della fermata metro “Las Ventas”, la parte orientale del centro di Madrid. Il venerdi, infatti, è l’ultimo giorno utile della settimana per recarsi nell’arena e nel museo taurino di PLAZA DE TOROS DE LAS VENTAS, che chiude alle ore 14.30 per poi riaprire il lunedì (quando avremmo già lasciato Madrid). Dalla primavera all’autunno lì si svolge la stagione della tauromachia, e in occasione della solennità di S. Isidro (15 maggio), patrono della città, gente di tutte le parti del mondo raggiunge appositamente Madrid per le sue corride spettacolari - come diceva la guida- perché piene di colori e musiche.
Salita la scalinata che conduce fuori dalla stazione metro (SALIDA, uscita), il maestoso edificio circolare in mattoncini rossi che ospita l’arena si staglia subito addosso al visitatore e con le sue torrette angolari occupa un importante pezzo di cielo. Dunque l’impatto visivo è molto forte. Sulla piazza antistante vi sono gruppi di sculture a grandezza naturale che rievocano le gesta di noti toreri. Si tratta della più grande arena del mondo,e fu inaugurata con un combattimento del 17 giungo 1931. Prima di quella data le corride si tenevano in una struttura più piccola. L’arena ha un diametro di circa 60m. Le gradinate dei posti a sedere sono suddivise in scomparti (detti TENDIDOS), i più prestigiosi dei quali sono coperti (come ad esempio il balcone riservato ai reali di Spagna, di fronte all'orologio). L’ingresso più importante dell’arena è la famosa PUERTA GRANDE: solo ai toreri che si distinguono in modo particolare è concesso l'onore di uscire dall'arena attraverso questa porta (accanto ad essa, sulla facciata, si trova una targa di ceramica riportante l'elenco dei toreri che hanno avuto questo onore nella storia dell'arena). Il tour guidato (in spagnolo o in inglese) costa 9,00 euro ed è meritevole di esser fatto: la struttura è affascinante, oltre che insolita per chi non ha nazionalità spagnola o sud-americana, e dal suo interno ci si può calare nel clima di festa che accerchia gli spettacoli taurini (anche se sono dei veri e propri combattimenti, dal triste epilogo o per l’uomo o per l’animale) e capire meglio la mentalità in cui si radica il fenomeno culturale più tipico del posto. Per i tori vi sono appositi cancelli di ingresso all’arena e, nella parte coperta di essa, l’una accanto all’altra, anche una infermeria e una cappella qualora - è il caso di dirlo - ci scappi il morto. La guida spiegava che il trofeo offerto ad un torero di valore può consistere nel taglio di una o entrambe le orecchie dell’animale, o, quale massimo onore, della coda (che sarebbe anche uno squisito piatto culinario locale); e che, per il rispetto dell’animale, questo, una volta ucciso, viene subito ripulito e le sue carni destinate alle tavole dei più prestigiosi ristoranti della città. Inquietante.
Completato il tour nell’arena (con le valigie al nostro seguito, onde scongiurare il rischio di perder tempo in una preventiva sosta in hotel, e dunque di far tardi - magari traditi dal sonno - a scapito dell’ingresso nella stessa arena), la cosa migliore che si possa fare è dirigersi finalmente in albergo. Carino e molto confortevole: “IL CASTILLAS” situato nella via (CALLE) ABADA 7, hotel centralissimo rispetto alla Gran Via, Plaza Mayor e Puerta Del Sol; vicina è anche la stazione metro, oltre che una miriade di locali e di negozi, tra i quali quelli dei noti marchi Zara, Bershka, Desigual e il celeberrimo centro commerciale “El Corte Inglés” (che in spagnolo significa "Il Taglio Inglese") è la più importante catena di grandi magazzini in Spagna, per volume di affari è al primo posto in Europa e al quarto posto nel mondo.
Dopo qualche ora di relax alberghiero (fondamentale, vista la stanchezza provocata dall’orario in cui ha preso il via il nostro viaggio, oltre che dal fatto di non esserci mai fermati dal momento dell’atterraggio, delle 9.00, a Madrid), torniamo nuovamente carichi della volontà, curiosità ed entusiasmo che avevamo prima di partire. La prima uscita dall’hotel si svolge a piedi nei suoi dintorni, e in men che non si dica ci troviamo prima al cospetto della famosa PUERTA DEL SOL, poco dopo in PLAZA MAYOR. In questo breve camminare (le distanze sono minime), incontriamo gente a morire (del resto è venerdì - invece, non avremmo notato lo stesso la domenica sera) e spagnoli e turisti che indossano ridicole parrucche fatte di capelli dai colori più matti possibili o di teste animali in peluche. Chiedo a una passante se ricorre una particolare festa in città e in ogni caso il motivo dell’uso delle parrucche (da parte di uomini e anziani inclusi), e lei mi risponde che “non c’è nessun motivo, le parrucche sono vendute sulle bancarelle e vengono semplicemente comprate e messe per sfizio”. Insomma, l’impressione complessiva è che a Madrid la gente si diverte. Nonostante ciò, presto capiamo, e ne abbiamo conferma nel corso dei due giorni seguenti, che non è proprio così che stanno le cose. Quella è l’apparenza. A Madrid si vive come nel resto dei Paesi che attraversano “la crisi”: durante ogni giorno della nostra permanenza, in Puerta Del Sol e nelle vie del centro ci imbattiamo in proteste di piazza i cui protagonisti sono i camici bianchi, arrabbiati con la Sanità e la sua gestione da parte del Governo, e i dipendenti delle Banche, fallite; alle stazioni metro e sulle vie meno centrali della città, ad impietosire le persone umane (ma senza nulla domandare) vi sono barboni riversi, nel centro-centro invece, veri e propri mendicanti; la popolazione madrilena, specie i giovani sull’età dei 30, tenta la fortuna ad ogni costo, ovvero imbalsamandosi per ore e al gelo di dicembre, già dalle 7.00 del mattino, in fila per due - sotto lo sguardo di un vigilante, o meglio, di un autentico uomo controlla file - lungo la via che porta ai negozi della lotteria nazionale"Doña Manolita", la LOTERÍA DE NAVIDAD. Questo avviene per metri e metri di strada/e, per ore e ore delle loro giornate.
È metà pomeriggio e non abbiamo ancora pranzato. In Spagna, un po’ come nel Sud Italia, i tempi dedicati ai pasti sono naturalmente dilatati e , anche se mangiare dopo le 15.00 diventa disumano perfino per il turista, lo stomaco protesta: entriamo in un MUSEO DEL JAMON, nei pressi di Puerta Del Sol. Che gradevole prospettiva tutti quei profumati e giganti prosciutti allineati e pendenti dal soffitto!!! Colmiamo il nostro gran senso di fame consumando al tavolino uno spuntino di pane e prosciutto “serrano” (lett. "prosciutto di montagna"), di norma ottenuto a partire dalla salatura e seccatura all'aria delle zampe posteriori del maiale, una Specialità tradizionale garantita. L’esistenza di questo tipo di locale risale al 1978, resta aperto anche per buona parte della notte ed è il posto preferito dagli spagnoli per fare aperitivi e gustare stuzzichini in compagnia, il più delle volte in piedi. Il Museo del Jamon di Madrid - una catena commerciale con diversi locali in città - è un connubio delle salumerie e tavole calde italiane. Si può fare spesa alimentare da asporto o mangiare qualcosa al momento, o salire al piano superiore (SALON) e sedersi ai tavoli come in un ristorante,per mangiare con calma, a pochi euro, oltre che i prosciutti spagnoli, anche piatti caldi, come il COCIDO madileno, la PAELLA valenziana, TAPAS e molto altro.
Il nostro primo giorno a Madrid si conclude in CALLE DEL ARENAL nella cattedrale rossiccia di S. Ginés, protettore dei notai e degli avvocati, e subito dopo nella laterale omonima cioccolateria. La chiesa, tra le più antiche della città, è barocca e risale al 1645. La cioccolateria del vicolo accanto è operativa dalla fine dell’800, resta aperta anche di notte, è minuscola ma molto frequentata perché pare che offra la migliore cioccolata calda fondente e i migliori “churros” della città. Ne ho mangiata e bevuta una in tazza, al prezzo di 3.80 euro, con sei churros, che sono biscotti a forma di bastoncino, fritti, da bagnare nel cacao amaro e dal retrogusto liquoroso. L’accoppiata non è vincente: dopo un paio di biscotti dà disgusto, ma è una attrattiva turistica di Madrid e i golosi non possono perdersela assolutamente!

Sabato 15 dicembre 2012
Il 2° giorno a Madrid inizia con un’abbondante colazione in hotel e il forte desiderio di tornare presso Puerta Del Sol e Plaza Mayor, in modo da poterle ammirare meglio grazie alla luce del giorno. In verità, questi luoghi perdono l’effetto di grande suggestione della sera, legato alla accensione delle luminarie allestite per il Natale: il mega albero di lampadine verdi al centro di Puerta Del Sol e i fitti serpentini luminosi gialli sospesi sull’intera estensione di Plaza Mayor. Quest’ultima, come altre piazze di Madrid, è ingombrata da circa 80 bancarelle dei mercatini di Natale, dove si vendono essenzialmente pastori e decori natalizi. In altri punti della città, si trovano invece altre mercanzie, dalla gastronomia alla oggettistica, ai bijoux e accessori vari, per lo più artigianali.
In PUERTA DEL SOL si trovano: il chilometro zero, punto da dove cominciano tutte le strade della Spagna; l’orologio protagonista della notte del 31 dicembre, perché sotto di esso si riuniscono i madrileni per mangiare 12 chicchi di uva a mano a mano che si succedono i rintocchi che scandiscono l’arrivo del nuovo anno, quale simbolo di buon augurio secondo la tradizione; la statua di Carlo III a cavallo e in corrispondenza ad essa, di lato alla piazza, la statua dell’orso che si arrampica sull’albero di corbezzolo, il più famoso luogo di ritrovo per i madrileni. L’edificio dell’orologio si chiama CASA DE CORREOS (Casa delle Poste) e presenta sulla facciata due targhe storiche.
Al centro della rettangolare PLAZA MAYOR c’è la statua di Felipe III, caratteristici sono poi gli archi perimetrali di accesso alla piazza e belli i palazzi che su di essa si affacciano, come quello DE LA PANEDERIA; nelle vie intorno si trovano solo ristoranti e negozi di souvenirs.
Proseguiamo lungo la maestosa via dedicata alle sedi istituzionali fino al Municipio di Madrid (AYUNTAMIENTO) - bellissimo - vicino al quale sorge la fontana con scultura che ritrae la dea Cibele trainata su un carro da due leoni: è il luogo dei festeggiamenti del Real Madrid (che corona la dea con una sciarpa e una bandiera della squadra quando vince un titolo). Vediamo anche il palazzo del CONGRESO DE LOS DIPUTADOS, e altre sedi importanti, ministeriali e bancarie. Dalla piazza dove è situato il Municipio entriamo nel cancello del PARQUE DEL BUEN RITIRO, molto famoso a Madrid per il passeggio, lo sport e il tempo libero. Vi son ettari ed ettari di giardini, con sculture, maestose fontane e laghi. Un’attrattiva architettonica di rilievo nel parco è il PALAZZO DI CRISTALLO, ottocentesco giardino d’inverno per piante tropicali. Impossibile dimenticare il senso di pace e serenità che trasmette questo parco!
Uscendo dai giardini per il lato opposto a quello del nostro ingresso, ci troviamo nella zona del MUSEO DEL PRADO, dove si respira un’aria molto intellettuale. La visita al museo è d’obbligo! Di 12,00 euro è il costo del biglietto normale, ma ci sono molte eccezioni, come nel caso dei giornalisti che hanno diritto all’ingresso gratuito. Da questo punto di vista il sito web del museo è illustrato molto bene, come anche per la selezione dei capolavori artistici e la relativa spiegazione multimediale. Scegliamo di dedicarci a una porzione di dipinti della scuola italiana, come Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Greco… con grande sorpresa, nella sezione dei pittori meno noti, scopriamo una tela del vedutista Antonio Joli che ritrae l’arco di Traiano e il Teatro Romano a Benevento! - a quelli di Rubens, e soprattutto di Velazquez (come la menina) e di Goya (come le due Maya, vestita e nuda). Per ammirare i lavori di Picasso c’è invece il centro di arte Regina Sofia, ma Picasso al momento è in mostra presso il Palazzo Reale di Milano, per cui “nulla quaestio” si pone per noi a Madrid.
A questo punto meritiamo di gustare un bel pranzetto tipico: tornati nei pressi di Plaza Mayor, scegliamo di mangiare nel ristorante “El Prince”, tutto in legno e specchi, ed ordiniamo “EL COCIDO COMPLETO”, piatto caratteristico di Madrid, nonché la paella di carne (non surgelata, come accade in molti locali prettamente turistici, ma fresca, ovvero cucinata nel tempo necessario dal momento dell’ordinazione). Il cocido è uno stufato a base di ceci, vari tipi di carne, insaccati e verdure cotti a lungo a fuoco lento. Viene servito a tavola direttamente dal coccio di creta incandescente in cui è stato cotto.
Dopo pranzo ci dedichiamo ai mercatini di Natale. I migliori - secondo me - per originalità e bellezza della merce, sono quelli di PLAZA ESPAÑA. Allo sparire della luce, raggiungiamo la Cattedrale di Madrid dedicata alla “Virgen de la Almudena”, resa ancora più sfarzosa dai faretti notturni proiettati sulla sua facciata, ed ascoltiamo la santa messa in spagnolo (è sabato sera). I soffitti di questa chiesa sono molto raffinati nei colori e nei disegni. Di fronte ad essa si trova il Palazzo Reale, un’autentica meraviglia in orario notturno, tanto che al suo cospetto notiamo all’opera gruppi di fotografi professionisti, muniti di cavalletti e di zoom chilometrici. La nostra ammirazione dura a lungo. Dopo di che proseguiamo la marcia fino, e poi lungo, alla GRAN VIA, una delle principali strade di Madrid. Comincia dalla Calle de Alcalá e termina nella Plaza de España. È un importante luogo di riferimento della città fin dalla sua costruzione all'inizio del XX secolo, dal punto di vista commerciale, turistico e come posto di ritrovo. È famosa per le sue sale cinematografiche, sebbene attualmente in parte chiuse o riconvertite in teatri di musical, ed ospita tra gli altri i negozi delle catene internazionali della moda. Nella Gran Via, dove ci sono tantissimi ristorantini, ci viene voglia di chiudere a base di tapas la nostra lunga giornata di turismo, così mangiamo le “croquetas di jamon” e le “patatas bravas”, giusto per conservare l’abitudine della cena, sebbene ancora sazi a causa dell’abbondante cocido del pranzo.

Domenica 16 dicembre 2012
Quale migliore idea, per una domenica mattina spensierata, di un giro di shopping ne “EL RASTRO”? Lo raggiungiamo con la metro, che ci catapulta nel suo bel mezzo, subito dopo la prima colazione (DESAYUNO) in hotel. “El Rastro” è il nome di uno dei più ampi mercati (dicono “delle pulci”, ma a giudicare dal tipo di mercanzie non mi pare lo sia davvero) d’Europa, e si tiene a Madrid solo la domenica mattina, presso il quartiere omonimo: deriva il suo nome dalla scia di sangue lasciata dai bovini che un tempo venivano trascinati sulla strada, dopo essere stati uccisi nel vicino macello. La merce in vendita denota che questo mercato ha qualcosa di diverso da quelli comuni ed è molto interessante; in particolare ci sono accessori femminili artigianali o comunque di gusto e alla moda.
Notiamo che El Rastro è frequentatissimo, sia dai madrileni che dai turisti. Dopo un po’ di girovagare tra un banco e l’altro, decidiamo di raggiungere il quartiere MONCLOA, sempre tramite la efficientissima metro (anche perchè abbiamo “el abono”, quasi inutilizzato): si tratta di una zona residenziale e, a mio avviso, di scarso interesse turistico; tuttavia è consigliata da più guide perché là si erige l’Arco della Vittoria, commemorativo della vittoria della guerra civile spagnola del 1953. Lo scenario non ci appare un granchè, per cui la nostra permanenza al suo cospetto dura pochissimi minuti.
A questo punto non ci resta che fare un'altra cosa che connota bene la domenica: andare allo stadio! Il SANTIAGO BERNABEU, dal nome di un calciatore e allenatore di calcio spagnolo, nonché presidente del Real Madrid dal 1943 al 1978, rappresenta uno dei più grandi templi dello sport in tutta Europa e, naturalmente, ospita le partite in casa del REAL MADRID. Piuttosto che pagare 19,00 euro individuali - senza possibilità di riduzione - per l’ingresso in visita guidata all’interno della sua megagalattica struttura, scegliamo di comprare direttamente i biglietti della partita di calcio della sera: Real Madrid contro Espanyol. Appena lasciato il botteghino, un giornalista di “Rete Cuatro”, Gruppo spagnolo di Mediaset-Berlusconi, con un operatore di riprese, si catapulta su di noi: i due ci chiedono di poter zummare i nostri biglietti- che infatti avevo ancora in mano - e ci riprendono, intervistandoci, per un programma sportivo di lancio della partita serale, con domande in spagnolo sui biglietti, sulla nostra nazionalità, la nostra visita e permanenza a Madrid, eventuali trascorse esperienze di viaggio in Spagna. Li lasciamo fare con il piacere e il divertimento di essere di lì a poco trasmessi in tv, per di più in un Paese straniero.
Poi pranzo in centro, nel padiglione di S. Miguel, una sorta di mercato coperto composto però da banchi per la ristorazione. Molto caratteristico. A seguire l’ultima affacciata sulla caotica Plaza Mayor e presso il Palazzo Reale (a proposito, la famiglia reale risiede invece nel Palazzo della Zarzuela dagli anni 60), alle cui spalle si trovano giardini aperti al pubblico di sincera bellezza, tra verdi prati e bianche sculture.
E’ giunta l’ora di apertura delle porte dello stadio S. Bernabeu, vi facciamo ritorno per seguire la partita: che bellissima esperienza! Per la sua capacità numerica, lo stadio ospita l’intera popolazione residente nella città capoluogo della mia Provincia, Benevento: questo pensiero mi colpisce notevolmente. Anche perché tutti i posti sono pieni. La tifoseria più euforica - la nostra cosiddetta “Curva” - siede tra tamburo e bandiere nel punto più basso e vicino al campo, cantando canzoni dei “Ricchi e Poveri” riadattate al Real, in lingua spagnola. Ai posti si accede direttamente dall’ingresso esterno, senza dover attraversare settori e spalti una volta entrati. Il campo è direttamente attaccato a questi, posizionati in verticale, come in un teatro, l’uno sull’altro. Che bello! Attaccate alle luci dei lampioni che si levano in cielo sugli spettatori, vi sono grandi stufe: fa un gran caldo, nonostante il cielo aperto sulle nostre teste e il freddo di dicembre! Dunque ci svestiamo. Figo! I calciatori, specie quelli del Real, si mostrano tutti scattanti e abili, autentici campioni, per cui restiamo ammirati: la partita si fa sempre più bella e si trasforma in uno spettacolo di giocolieri. I tifosi la seguono in modo civile e soprattutto molto silenzioso - che stranezza! - tranne il caso di qualche coro intonato a tratti dalla zona bassa, dove c’è il tamburo. Questo anche quando il Real, all’inizio in vantaggio, subisce il 2 a 2. Quando la partita (come dicono in Spagna EL PARTIDO) finisce, nello scendere le scale esterne godiamo letteralmente della pittoresca vista notturna su un pezzo di città, tra luci e luci coreografiche. E’ il ricordo della nostra ultima notte a Madrid.

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