Tra Fez e Marrakech

in viaggio con Antonio_De_Notaris in Marocco
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Ho una settimana di ferie in Maggio, un budget limitato e neanche la più pallida idea di dove andare e cosa fare: bella prospettiva, vero?

Mai come questa volta non so proprio come organizzarmi perché è tutto capitato all’improvviso e mi sto scervellando su quale meta potrei scegliere: intanto valuto la compagnia ma una serie di defezioni (iniziando dalla mia metà) stronca ogni buona volontà di partire in due o più. Insomma, chi non ha ferie, chi non ha soldi, chi non ha più lavoro (e di questi tempi ce n’è più di uno, ohimè!) mi costringe nel pensare al solo e questo fa aumentare un po’ la spesa.

Alla fine, in metà maggio inoltrato, mi piazzo al computer e vedo un po’ che cosa mi si offre.

Parto con Malta, da cui manco che son circa venti anni: un giretto con un po’ di mare non sarebbe male; il biglietto costa meno di 100 € con Ryanair e gli alberghi non sarebbero neanche cari ma mi piacerebbe andare con la mia metà così tengo viva l’idea ma passo ad altro.

Altra buona idea è la Costa del Sol ma devo scartarla causa biglietto aereo: costa più di 150 €. Scarto anche le capitali europee e le Baleari, più che altro per il tempo incerto, finché mi viene in mente che sarebbe il tempo giusto per andare in Marocco: ci manco dal 2010 e una capatina non mi dispiacerebbe farla.

Consulto Ryanair e vedo che il volo Orio - Fez è disponibile al prezzo di 31 € mentre per il ritorno l’Easyjet mi offre il volo Marrakech - Malpensa a 42 €, tutto con bagaglio a mano: rimugino un attimo e poi... voilà, prenoto entrambi i biglietti per una session marocchina di sei giorni.

Sono felice come una Pasqua e subito mi do’ da fare per i pernottamenti: ho deciso di fermarmi due notti a Fez e tre a Marrakech, in modo da visitare bene la prima e dedicarmi un po’ di relax nella seconda.

Con Booking prenoto un b&b presso la Bab Boujloud mentre mando una mail all’Hotel du Trésor, il riad dove ho alloggiato nei miei precedenti soggiorni e dove non solo sono “di casa” ma ho mandato lì mio fratello con suoi amici oltre che altri amici miei, affidandoli alle cure di Amin e di Adriano Pirani.

E’ proprio Amin a rispondermi, felice di prenotare per me una camera e, seppure abbia chiesto una singola, mi offre una doppia al prezzo della singola, considerandomi un cliente affezionato. Sono contentissimo e non vedo l’ora di partire per perdermi nella medina di Fez e tra i vicoletti di Marrakech.

All’approssimarsi della partenza, definisco gli ultimi dettagli: compro on line i trasfert per gli aeroporti e compro anche i biglietti del treno, dovendomi spostare da e per Milano (breve tragitto ma necessario per raggiungere le mete).

Preparo il mio bagaglio a mano, metto il bollo sul passaporto (quasi in scadenza) e... si va: sono pronto per il Marocco.

 

1° giorno

Decollo la mattina alle 06.55 da Orio dopo una nottataccia di freddo in aeroporto, dove le porte d’accesso facevano entrare un vento gelido e il giubbino di jeans non copriva il calo della temperatura che ha coinvolto l’Italia intera in questa fredda tarda primavera.

Ho il tempo di vedermi sfilare Bergamo sotto e... parto per la tangente, cioè mi addormento, svegliandomi oltre Valencia.

L’aereo è pieno di famiglie marocchine che rientrano in patria e siedo vicino a due signore bardate già per il deserto ed entusiaste di raggiungere per la prima volta il Marocco e che non fanno altro che parlare di cosa vogliono visitare e cosa comprare.

Stranamente il tempo è nuvolosissimo e l’aereo fora una bella coltre prima di atterrare a Fez: l’aeroporto non è grande e, dopo il controllo dei passaporti e la compilazione della scheda, ho giusto il tempo di cambiare qualche moneta e poi uscire, alla ricerca del mezzo per raggiungere il mio b&b.

Salto la fila dei taxi perché chiedono per la corsa 120 MAD, pari a quasi 13 € (qualunque sia il numero di passeggeri) e raggiungo, oltre il parcheggio, la fermata dell’autobus, il cui biglietto costa 20 MAD (poco più di 2 €), mettendomi in paziente attesa che passi. Solo che l’attesa si prolunga di un bel po’ e nel frattempo alla fermata sono giunti altri passeggeri. Rifiuto per l’ennesima volta la richiesta di prendere un taxi, non volendo pagare una cifra così alta da solo ma il tassista, rivolgendosi anche a una coppia di slovacchi e a una signora, offre per 30 MAD a persona il viaggio fino alla stazione. Ne parlo ai due slovacchi e loro, dopo un attimo di titubanza, si lasciano convincere da me (forse fiduciosi perché parlo francese col tassista e inglese con loro) così ci imbarchiamo su una vecchia Mercedes per la Stazione. Lungo il tragitto assaporo la vita che sta svegliandosi in città e conosco i due slovacchi, per la prima volta a Fez.

Il tassista ci lascia davanti alla stazione e spiego ai due come raggiungere il loro hotel, situato lungo Avenue de la Liberté, mentre io pago 15 MAD per farmi trasportare alla Bab Boujloud, in modo da essere subito al b&b.

Il b&b che ho scelto è il Riad Dar Lalla Bouchra, un delizioso riad situato dietro la moschea Boujloud: basta infilarsi nel vicoletto laterale, girare a destra e bussare alla seconda porta. Cosa che faccio subito e mi apre una carinissima ragazza cui dico di aver prenotato una doppia uso singola: lei mi fa accomodare in un patio arredato con una serie di poltrone, un tavolo rotondo e su cui si affacciano altre camere. Da quel che vedo, a piano terra abita la famiglia mentre al primo piano ci sono le suite e al secondo la camera doppia e l’ingresso al terrazzo.

Dopo i convenevoli legali, un ottimo tè alla menta (il primo di una lunga serie) e qualche chiacchiera convenzionale, la giovane mi porta alla camera e lì, lasciato solo, mi preparo ad almeno un paio d’ore di sonno, giusto per non arrivare in coma fino a sera.

Mi sveglio poco dopo due ore e, dopo una veloce rinfrescata, esco per avventurarmi alla ri-scoperta di Fez.

Decido di partire da Fez el Jedid, la parte “nuova” di Fez (il quartiere moderno invece si chiama Ville Nouvelle).

Percorro l’ampia Place Boujloud, delimitata dalle mura di Fez e di cui una parte funge da parcheggio, fino alla Bab Chems, nella parte opposta, e proseguo dritto lungo la Avenue Moulay Hassan, fermandomi ad ammirare i Giardini Jnane Sbil pieni di verde e fiori colorati e da cui proviene una bella frescura.

Proseguo quindi costeggiando il piccolo oued Fès, ora regimato, e poi entro per la Bab Dekakéne nel quartiere. Qui ho davanti l’ingresso posteriore del Palazzo Reale e sui lati due altre porte: imbocco quella alla mia destra, addentrandomi nella Medina e godendomi il passeggio, i negozi, i vicoletti e il viavai in strada.

Passo davanti alla Grande Moschea o Moschea di Moulay Abdallah con il suo minareto ricoperto di losanghe e proseguo tra bambini urlanti, panni stesi, teste di pecora e forni in attività fino al Mausoleo di Moulay Abdallah, il cui minareto verde e bianco indica che sono nel cuore della Medina.

Ritorno indietro e imbocco quindi l’altra porta, quella che prima era alla mia sinistra, trovandomi subito sulla Grande Rue, fulcro dell’attività commerciale locale. Passeggio quindi tra negozi di vestiti, scarpe, tele, teiere e frutta fino alla Moschea el Hamra, il cui minareto spicca tra quel baillame di colori e odori.

Raggiungo la Bab Semmarine, la cui forma mi ricorda la serratura di una porta, e da lì mi inoltro nel Mellah, l’ex quartiere ebraico ora abitato da musulmani: lungo la strada alzo lo sguardo e ammiro i tipici balconi di legno, inusuali per l’architettura islamica.

Arrivo alla Place des Alaouites ma è tutta recintata e non si può oltrepassare così apprezzo da lontano la monumentale porta che da accesso al Palazzo Reale.

Riesco anche a scorgere qualche tomba bianca del cimitero ebraico situato dalla parte opposta ma l’insistenza di un tizio mi irrita e desisto dal visitarlo, così come desisto dal visitare la Sinagoga.

Ritorno indietro, discendo lungo il boulevard Bou Ksissat  e poi, a piedi, passeggio per Avenue de la Liberté fino al Palais Batha, ora trasformato in lussuoso riad.

Lo supero, giro quindi a sinistra e proseguo fino alla Bab Boujloud, di sicuro la porta più bella e famosa di Fez: sono giunto a uno degli ingressi di Fez el Bali, la Medina più antica e famosa di tutto il Marocco e del mondo islamico.

Varco questa bellezza artistica fatta di piastrelle blu, giro a sinistra e poi a destra e raggiungo subito il Café Clock, un delizioso café stile marocco minimal situato in un vicoletto vicino l’Orologio ad Acqua: passo qui un po’ di tempo godendo del bel cielo, del chiacchiericcio del mercato sottostante e mangiando una scelta di pasticcini arabi accompagnati da un caldo tè alla menta e da due pezzi di pane all’aglio.

Rientro al B&B e, dopo un riposino e una bella doccia rigenerante, vado a cena da Chez Said, un ristorante sito agli inizi della Tala’a Sghira: si entra dalla Bab Boujloud e si va dritto poi a destra e il ristorante è lì. Non si mangia male, il cibo è economico e si può godere del passeggio serale.

Per digerire e prima di rientrare, percorro un po’ di vicoletti, interrotto ogni tanto da giovani che mi invitano a visitare le loro botteghe aperte o per un ristorante lì vicino o si offrono come guide nella medina che, ormai, sta iniziando a svuotarsi per l’ora.

 

2° giorno

La colazione di M.me Kerriche è semplicemente favolosa: ho a disposizione tè alla menta, latte, caffè, acqua, pane al sesamo e pane semplice, un pezzo di ciambella, miele, marmellata, burro, una fetta di torta al cioccolato, un uovo minuscolo fritto (la padella deve essere mignon), dei panini dolci e i beghrir, i dolci spugnosi di cui son ghiotto, da coprire col miele o col burro.

Saziarmi è stato il minimo e, dopo i convenevoli post breakfast, esco da casa in una giornata alquanto uggiosa e fresca.

Prima di inoltrarmi nella Medina, assisto alla messa in piedi del mercato della piazza proprio davanti alla Bab Chorfa, che introduce alla Kasbah Nouar, e poi decido di visitare al meglio la più grande e antica Medina del mondo arabo.

Ripasso sotto la Bab Boujloud, giro subito sulla sinistra e poi sulla destra: sono agli inizi della Tala’a Kbira, una delle due vie principali di questa parte della Medina (l’altra è la Tala’a Sghira, che inizia andando dritti e poi a destra dopo aver sorpassato la Bab Boujloud) e subito mi fermo per la prima visita perché sono al cospetto della Medersa Bou Inania e dell’Orologio ad Acqua, sito subito dopo il caffè di ieri pomeriggio.

Entro a visitare la Medersa al prezzo di 10 MAD e ammiro il cortile di quello che è considerata la massima rappresentazione dell’architettura merinide con alcune sale ricche di zellij, stucchi e intagli nel legno.

Uscitone, continuo a scendere per la via, fermandomi in qualche negozio, scansando i pedoni ma soprattutto gli asini e i carretti e, come l’altra volta, vedo prima la Moschea Gazlane e poi, dopo una svolta della strada, mi appare il bel minareto rivestito di mattonelle verdi della Moschea ash-Sherabliyine.

Proseguo dritto e arrivo fino al famoso incrocio a T: sono giunto davanti alla Medersa Attarine e so che da qui parte la strada che circonflette tutto il perimetro della Grande Moschea e Università Kairaouine.

La moschea è aperta e sbircio all’interno per vedere i grandi spazi in grado di contenere 20.000 persone e riesco a fotografare dall’uscio delle bellissime porte e un soffitto colorato. Ricordo comunque che l’Università è considerata la più antica del mondo ed è uno dei centri culturali islamici più stimati. Fondata da una donna, ospita una delle biblioteche più belle del mondo islamico e l’interno, non visitabile per i non musulmani, si può sbirciare ogni tanto da una delle porte d’accesso.

Mi fiondo subito nella piccola strada al fianco della porta della Medersa e percorro la strada fino a sbucare nella Place Seffarine: mi accoglie un rumore di ferro battuto e vedo che alcuni maniscalchi e operai sono già all’opera con i loro manufatti.

Avendo già visitato in precedenza le famose concerie, intendo però ripercorrerne la strada così entro nella rue Mechaténe, sulla cui destra si aprono gli ingressi ai negozi che danno sulle stesse.

Evito gli inviti alla visita (si lascia la mancia all’eventuale guida e bisogna almeno compra qualcosa nel negozio) e proseguo diritto, seguendo la strada tenendo sempre la sinistra e godendomi la passeggiata tra i negozi, gli usci delle case aperti, gli asini che portano merci varie e i bambini che giocano. Sbuco quindi di nuovo davanti alla Medersa Atterine, al famoso incrocio a T. A questo punto proseguo dritto, passando davanti alcuni ingressi della Moschea e sbucando dalla parte opposta a prima in Place Seffarine: ho girato così intorno l’Università.

Decido quindi di visitare l’altra parte della Medina e scendo lungo la via della Medersa Seffarine fino al primo ponte sulla sinistra: lo supero, giro subito a destra e vado dritto, trovandomi davanti alla Bab Sid l’Aoud, che immette in Place Rcif, una vasta piazza rimessa a nuovo insieme all’omonima e anonima porta sita più avanti e diventata punto d’incontro degli abitanti. Ne approfitto di un po’ di vento fresco per concedermi un salutare riposo e guardando il passeggio nell’ora meridiana.

Dopo aver risposto a un po’ di domande di alcuni curiosi bimbi marocchini, riprendo la visita e ritorno di nuovo verso al Bab Sid l’Aoud.

Superata la porta, svolto a destra e proseguo lungo la rue Nekhaline, seguendo alcune indicazioni ma confessando ora che, in effetti, giungo davanti alla Moschea El Andalous più per fortuna che per aver indovinato la strada.

Purtroppo la moschea è chiusa ma riesco a vedere l’esterno della Medersa prima di ritornare indietro e passare il ponte che mi riconduce alle tintorie e alla Place Seffarine.

Decido quindi di raggiungere la Place Nejjarine, la più piccola ma la più interessante delle piazze della Medina.

Dalla place Seffarine costeggio di nuovo l’Università sul mio lato destro, risalendo le scale e giungendo al primo arco: qui svolto a sinistra per entrare nel suq poi subito a destra e alla prima a sinistra proseguo dritto. Alla fine giro a sinistra e subito a destra, trovandomi in un vicoletto stretto ancor di più dalla presenza di soppalchi per i restauri: girando in fondo a destra sono davanti all’ingresso della tomba di Moulay Idriss II, luogo santo e quindi non visitabile ma dal cui uscio d’ingresso si possono fare foto all’interessante interno.

Di fronte, una stradina mi conduce fino la Place an-Nejjarine che è dominata da una delle fontane più belle della città e da un imponente funduq, un ex caravanserraglio per i mercati ambulanti (al piano terra si vendevano le merci e a quelli superiori gli ambulanti dormivano) trasformato ora nel Museo Nejjarine dell’Artigianato del Legno: mi fermo ad ammirare la fontana tuttora in uso e il vicino suq, dove costruiscono i troni per i matrimoni marocchini in un tripudio bianco di velluto, pizzi e nastri che invade la stradina. Per 20 MAD visito il Museo, dedicandogli un’oretta di tempo per apprezzare l’esposizione di manufatti e utensili antichi e di spiegazioni riguardanti l’agricoltura e l’artigianato berbero, salendo alla fine sulla terrazza del caffè per godere dell'ottimo panorama sulla medina.

E' ormai pomeriggio inoltrato e mi reco di nuovo verso la Bab Boujoulud e al Café Clock, divenuto ormai la mia piazza di sosta preferita, e mi riposo qui, al cullare della leggera brezza, sul tetto del locale con un buon tè alla menta e delle gustose patisse.

In serata, per non allontanarmi troppo, ceno da Chez Said con un ottimo couscous alle verdure, rifaccio un giro scendendo lungo la Tala'a Sghira e risalendo per la Tala'a Kbira e completo il tutto trascorrendo qualche oretta sul tetto del riad ad ammirare le luci della medina e i minareti illuminati.

 

3° giorno

La sempre fantastica colazione che mi è offerta è puntualmente divorata con ottima soddisfazione e, dopo aver chiuso valigia e scambiato i convenevoli con i gentili padroni di casa, prendo il primo taxi nella piazza e mi faccio portare alla moderna Stazione.

Qui acquisto un biglietto prima classe per Marrakech, pagandolo 280 MAD, e mi accomodo nello scompartimento e nel posto assegnatomi: al momento sono solo e il treno parte in perfetto orario, lasciando Fez e la sua fantastica medina.

Attraverso il finestrino ammiro il paesaggio: campi coltivati; piccoli villaggio, strade asfaltate e sentieri polverosi si aprono ai miei occhi. Mi ricordano molto alcuni posti del sud Italia. Tra Fez e Rabat si alternano alcune persone che scendono a breve mentre a Casablanca salgono una ragazza e tre uomini, esattamente un francese che vive a Tangeri e due libici di ritorno dalla loro terra. Questi ultimi, appena sanno che sono italiano, mi fanno una festa e mi offrono di tutto, dal cibo al bere (succhi di frutta, ovviamente) e mi fanno capire (ohimè, non parlano che l'arabo!) che impazziscono per l'Italia e che Gheddafi era quel che era.

Il panorama, nel frattempo è totalmente cambiato: ora attraversiamo una distesa spoglia e brulla dalle mille tonalità di rosso, e solo nelle vicinanze dei rari ouad incrociamo alcune oasi verdi. Perdo lo sguardo nella vastità e mi accontento di questo accenno di deserto col pensiero che prima o poi tornerò sulle vere dune di sabbia e sotto il cielo di stelle che adoro.

Piano piano il treno arriva a Marrakech e, con qualche minuto di ritardo, si ferma nella stazione: sono tornato in una delle mie città preferite.

Il taxi che fermo non si fa scrupolo né di caricare me, una donna e altri due uomini nello stesso tempo né di chiedermi 50 MAD (patteggio per 30, poiché devo raggiungere la Djemaa non molto lontana) ma, alla fine, mi lascia proprio davanti alla Koutoubia: percorro la strada che già conosco ed entro al riad dove ormai sono di casa, l'Hotel du Tresor che è sempre una delizia. Mi accoglie Amin col suo sempre cordiale sorriso e mi presenta Mouad, un nuovo acquisto alla reception, che parla italiano.

Al momento di prenotare dall'Italia ho richiesto una singola ma la risposta è stata che mi concedevano una doppia allo stesso prezzo e invece ora... mi ritrovo in una Suite! Carinissimi e gentilissimi, mi han trattato da ospite di riguardo ed ho la disposizione per le restanti tre notti della bellissima suite Orange. Adriano Pirani e il suo ottimo staff non si smentiscono mai riguardo a ospitalità e gentilezza.

Sistemo quindi il mio bagaglio, faccio una rapida doccia rinfrescante ed esco per la cena, che effettuo sempre da Chez Chegrouni: tornare sul tetto di questo economico ristorante ad ammirare la piazza e l’enorme casino sottostante mentre mangio couscous e brochettes è un immenso piacere per me.

Cammino un po’ tra la folla, assistendo distrattamente a qualcuno dei tanti spettacoli che si tengono nella piazza e camminando lungo la rue Bab Agnaou tra venditori di paccottiglia varia, caffè all’aperto e gente chiassosa.

 

4° giorno

Il conciliante sonno e la buona colazione mattutina mi mettono non solo di buon umore ma anche in sesto per un giro nella medina.

Esco dall’Hotel con un intento preciso: un giro nella Ville Nouvelle alla ricerca di un supermercato per comprare un po’ di leccornie varie.

Raggiungo la Koutubia e poi cammino lungo la Avenue Mohammed V entrando nel Cyberpark, al momento poco affollato e in cui ci sono le colonnine dove poter navigare liberamente in Internet.

Proseguo poi in direzione Gueliz con una passeggiata che mi porta a Place de la Liberté, in cui trovo un’esposizione di artigianato berbero ospitato sul lato sinistro della piazza. Ne approfitto per visitare le tende dove sono esposti monili, artigianato e manufatti per la casa o per la decorazione.

Riprendo il percorso lungo la Avenue, passando davanti negozi moderni come Zara o vecchie sartorie che espongono caftani e colorate pashmine fino ad arrivare alla fine, dove trovo Acima, un grosso supermercato in cui mi fiondo rapidamente.

Qui compro un po’ di couscous, del tè (alla fine scopro che proviene dalla Cina!) e qualche dolcetto confezionato, pensando a come far entrare il tutto nel mio bagaglio a mano e promettendomi che la prossima volta porto una valigia più capiente perché la mercanzia qui è a prezzo molto inferiore rispetto a quella che trovo nei supermercati italiani.

Comunque esco dal fresco supermercato e m’incammino lungo il boulevard Zerkouni in direzione dei Giardini Majorelle, che raggiungo in circa 15 minuti di cammino. Non vi entro, (li ho già visitati tre volte) e svolto sulla destra per il boulevard Allal El Fassi fino a raggiungere la Stazione degli autobus e l’adiacente Bab Moussouf, una delle tante porte che immettono nella Medina.

Da qui proseguo seguendo la strada (rue El Gza e poi rue El Arous) che mi porta direttamente alla Medersa Ben Youssef, al Museo di Marrakech e alla Qubba Almoravide, tre gioielli che si visitano con un unico biglietto.

Da lì immergermi nei vicoletti che ormai discretamente conosco è poco: passo tra venditori di babbucce, di ori, di souvenir, di oli, di unguenti, di piante, di tè, di cibo, di tappeti, di vetri, di ceramiche, di vestiti e di quanto si possa trovare in una classica medina del nordafrica.

Ripasso per la Rahba Kedima, forse la piazza più bella di Marrakech, e riscendo per i suks, scoprendo che hanno vietato l’attraversamento a bici e motorini: era, infatti, diventato impossibile il passeggio in un luogo stretto e affollato in cui bisognava scansare i veloci mezzi.

Sbuco come il solito nella Djemaa El Fna che è pomeriggio inoltrato, decidendo di concedermi una visione dall’alto salendo sulla terrazza del Cafè du Glacier: i camerieri sono sempre scostanti e maleducati ma il panorama che si ammira da qui è il migliore.

Dopo un breve riposo e un conciliante tè alla menta ritorno all’Hotel e me ne sto beatamente disteso su un sunbed sistemato sul terrazzo, leggendo un interessante libro, abbronzandomi al sole caldo (ho saputo che in Italia continua far un freddo tremendo) e ascoltando nel sottofondo i suoni che provengono dalla Djemaa e il chiacchiericcio del sottostante vicoletto.

In serata vado per la consueta cena da Chez Chegrouni e poi mi concedo la solita camminata tra la gente prima di andar a sprofondare nel comodo letto della mia suite.

 

5° giorno

Stamane ho deciso di fare un giretto nel sud della Medina e di prenotarmi un hammam prima di partire.

Scendo lungo la rue Riad Zitoune El Kdim e arrivo nella Place des Ferblantiers, da cui accedo al piccolo ma delizioso suk delle spezie: un profumo vario si eleva nell’aria e le montagne colorate di spezie danno un tocco scenografico alla passeggiata.

Ne esco in breve e m’inoltro nella Rue Riad Zitoun Jdid per fermarmi all’Hammam Ziani e prendere appuntamento per il pomeriggio.

Da qui proseguo seguendo le indicazioni esposte arrivando davanti all’ingresso un po’ nascosto del Palazzo Dar Si Said, che in tutti i miei soggiorni marocchini ho mai visitato.

Entro e pago il biglietto di 10 MAD e mi trovo a seguire percorso ben preciso che tocca stanze dai soffitti intagliati contenenti una collezione di opere d'arte marocchine di legno come porte berbere dagli intagli elaborati o sedie da matrimonio o anche esposizioni di pugnali e di gioielli in argento e in ambra.

Seguendo quindi questo percorso, ammiro l’interno e queste opere fino a sbucare nel classico giardino in cui un gazebo di legno ospita una graziosa fontana. Il giardino e ricco di piante e fiorito e crea una scenografia verde molto gradita e fresca: non ha lo sfarzo del Palais Bahia ma devo dire che questo posto è molto più delizioso, forse perché c’è una certa aria silenziosa.

Salgo al secondo piano e una serie di ampie sale tutte decorate da soffitti e muri ricoperti di colorati zellij mi colpiscono favorevolmente e quando finisco di visitare il resto del complesso, ne esco con la soddisfazione di aver visitato un bel palazzo in stile marocchino.

Torno verso la piazza, fermandomi ogni tanto in qualche negozio di vestiti o di prodotti artigianali, decidendo poi di raggiungere il Café Arabe sito nei pressi della fontana Mouassine per un leggero lunch e per bere qualcosa in quella che definisco una delle più belle terrazze di Marrakech. Infatti, da qui si gode di una splendida veduta sulla medina e sulla Koutoubia ma soprattutto è bellissimo al tramonto, quando il sole rosso cala dietro i tetti e i minareti: è uno spettacolo indescrivibile ed ho letto da qualche parte che quello di Marrakech è uno dei tramonti più belli del mondo.

Mi trastullo beatamente al dolce vento caldo sorseggiando un buon tè alla menta con grissini al sesamo e patisse alle noci e pistacchio mentre le ore tranquillamente passano e le persone intorno a me chiacchierano e ridono.

Ripercorro di nuovo i suk e rientro all’Hotel giusto per cambiarmi e ritornare all’hammam Ziani dove, per 250 MAD, ho prenotato una sauna con gommage e massaggio.

Per chi si aspetta una spa, ne resta deluso perché questo è proprio un classico hammam arabo quindi la pulizia potrebbe lasciar perplessi. Comunque mi fanno accomodare nello spogliatoio, dove mi denudo e mi arrotolano un panno nella vita, poi mi fanno accomodare nella sauna, dandomi a più riprese del sapone nero da sfregare sul corpo.

Dopo circa venti minuti mi fan fare una doccia per liberarmi del sapone e mi fanno accomodare su un lettino: da questo momento son per circa un’ora nella mano del massaggiatore. Il massaggiatore inizia con lo scrub su tutto il corpo poi, dopo un'ulteriore doccia pulente, subisco un massaggio dolce con dell'olio d'Argan, Alla fine del trattamento esco dall'hammam pulito e netto.

Prima di ritirarmi, mi fermo nei suk per una compera: ho promesso a mia madre di portarle la classica teiera con un servizio di bicchieri da te colorati e trovo tutto da un simpatico anziano signore, l'unico a non avermi tartassato per farmi entrare nel suo negozio.

Ritorno all'Hotel e riposo sul solito sunbed pensando che domani dovrò rientrare: mi sembra che questa sera il tramonto sia ancora più bello.

 

6° giorno

Sono appena le 7 del mattino e lascio l'Hotel du Tresor nel silenzio totale: solo Mustafa, il concierge notturno, mi saluta e mi augura buon viaggio.

L'autista che ho chiesto per l'aeroporto mi aspetta nella Djemma, ora vuota e pulitissima: senza suoni e vita, ha comunque il suo fascino.

Il tragitto breve fino all'aeroporto avviene nel rado traffico e la trafila per la partenza è comunque veloce (da ricordare che, anche con il check-in stampato, bisogna passare sempre per il banco accettazione): quando l'aereo decolla, Marrakech sta ora svegliandosi al caldo sole.

 

 

 

 

 

 

 

 

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