Immergersi nel paradiso....

in viaggio con Patrizio Napolitano in Sudan
torna alla mappa

Decalogo delle immersioni sicure:

Andare sott'acqua e' un piacere, se in una circostanza, non ti senti, non andare, sarai apprezzato per la tua scelta, e non deriso.

Prima di comperare l'attrezzatura per immergerti, e prima di decidere una vacanza sub, scegli un corso serio ed affidabile, e frequentalo con impegno.

La prudenza sott'acqua, come nella vita, non e' una scelta vigliacca, ma una dimostrazione di saggezza..

La profondita' e' sinonimo di rischio, inoltre, molto spesso non e' necessario scendere molto per divertirsi.

Scegli un compagno o una compagna affidabile, e non andare mai da solo.

Rimani sempre in curva di sicurezza.

Fai immersioni successive a quote inferiori delle precedenti.

Usa attrezzature affidabili.

Pretendi sempre aria pulita nelle tue bombole, la lucidita' mentale in immersione viene alterata se la miscela che respiri non e' pura..

Non fare mai immersioni quando
Fuggendo dal turismo di massa, a contatto con il Sudan!Eppure, a soli 10 giorni dal mio rientro in Patria, già ho nostalgia del fascino incredibile di quella terra, della fierezza della sua gente, cordiale e dignitosa, e del suo mare.
Sono giunto a Port Sudan, con alcuni amici, in aereo via Cairo, animato dal desiderio di trascorrere una vacanza subacquea in un mare, che per chiara fama, non ha eguali: per bellezza, limpidezza e ricchezza di vita nelle sue acque.
La sera stessa del nostro arrivo, ci siamo trasferiti a bordo del Felicidad, una goletta di 33 metri armata con due alberi, che lasciano presagire una stupenda velatura.
Dopo un rapido controllo delle strutture della nostra imbarcazione, ci sentiamo soddisfatti per la scelta effettuata, e siamo convinti di disporre del mezzo ideale per risalire verso Nord, fino a Shaabrumi reef, dove J.Cousteau realizzò il più celebre dei suoi esperimenti sulla vita marina:: precontinente Secondo; che vide per la prima volta una squadra di sommozzatori, vivere e lavorare in immersione per quaranta giorni consecutivi.
Il comandante del Felicidad, per tutti Nabir, era ai tempi della spedizione francese, il rappresentante del governo sudanese a bordo della Calypso, e la sua esperienza nella navigazione in quelle difficili acque, traspare per la naturalezza d'ogni suo gesto e per la saggezza d'ogni parola.
Oltre al capitano, altre cinque persone compongono l'equipaggio del "nostro" veliero: tre giovani marinai sudanesi, che avrebbero avuto anche il compito di condurci con i gommoni sul luogo esatto delle immersioni, e due profughi eritrei: la cameriera ed il cuoco. Durante la crociera, tutti si sono fatti apprezzare per la loro competenza e per la qualità del lavoro svolto a bordo. Era con noi anche Aurora, una giovane signora romana proprietaria dell'imbarcazione, l'abbiamo ammirata come superba subacquea, e per l'infaticabile lavoro organizzativo svolto durante ogni fase del viaggio.
L'azzurro mare del Sudan, si apre sotto le nostre pinne, e subito siamo avvolti in un turbinio di vita,: migliaia di pesci fanno da cornice allo splendore dei coralli e delle alcionarie, per niente intimoriti dalla nostra presenza e dai gorgoglii degli erogatori.
Squali martello e pinna bianca, anche di notevoli dimensioni, c'impongono un attimo di paura e di attenzione per valutare le loro reali intenzioni, ma ci rendiamo subito conto che in un sistema ecologico ancora intatto, anche questi temibili predatori costituiscono un pericolo solo se vengono attaccati dall'uomo.
La preoccupazione iniziale si trasforma in curiosità e in desiderio di carpire delle buone immagini fotografiche.
Alla fine dell'immersione rimaniamo ammirati dal regale comportamento, dall'incedere sicuro e dalla loro figura perfettamente idrodinamica.
Lo spettacolo dei grandi pelagici non è finito, gli esemplari adulti dei barracuda ci stupiscono con il loro apparente immobilismo mentre risalgono la corrente, mentre gli esemplari più piccoli oscurano letteralmente il cielo nuotando in branchi numerosissimi in prossimità della superficie.
Anche l'incontro con le grandi murene tropicali, costituisce un'emozione difficile da raccontare.
Questi serpiformi, di dimensioni enormi, si avvicinano ai subacquei pretendendo il cibo dalle loro mani, e lo stupefacente banchetto si trasforma presto in una sorta di frenetico balletto, difficile da controllare e da gestire.
Ma l'emozione più grande vissuta durante quella crociera, ci e' stata offerta dal mare e non dai suoi abitanti.
Quel giorno, avevamo deciso di immergerci in prossimità della punta Nord di Shaabrumj appena a ridosso del forte vento settentrionale, che spesso flagella la parte esposta della barriera di corallo, che si protende come una gran gobba verso il mare aperto, offrendo agli elementi la sua parte più bella, caratterizzata da pareti strapiombanti che si perdono nel blu avvolte da mille colori e circondate da un'irresistibile carica di mistero!
In compagnia d'Aurora e di Tommaso Mattioli, nuotai a lungo con la forte corrente a favore, fuori della laguna, dove il mar Rosso esplode in tutta la sua ricchezza.
Il rumore della risacca provocata dalle onde che s'infrangevano 15 MT. sopra di noi, era un segnale sicuro che il mare, sotto lo stimolo del vento, si era fatto temibile, e a quel punto, la prudenza ci consigliò di tornare.
Fu allora che sentimmo il rumore di un fuoribordo, e pensammo che il nostro gommone ci aveva seguito per recuperarci al termine dell'immersione.
Da quel momento, dimenticando ogni prudenza, ci lasciammo trasportare da una corrente che scivolava fra le torri di corallo e si faceva sempre più rapida.
Tutto scorreva veloce come in un meraviglioso sogno pieno di colori, anche i rumori si facevano ovattati poi d'un tratto il silenzio, o meglio, solo il rumore delle onde, che si era fatto veramente minaccioso.
Dove era finito il nostro gommone? Decidemmo di riemergere, la manciata di minuti che ci divideva dalla superficie sembrò un'eternità, la risacca ci sbatteva da tutte le parti, poi finalmente il cielo ed il sole, ma anche la solitudine di un mare tempestoso.
Del gommone non c'era traccia, ed il Felicidad, giaceva all'ancora nelle acque calme della laguna, estremamente lontano da noi:
I momenti terribili della folle traversata del reef, con le onde che s'infrangevano in acqua bassa travolgendoci a loro piacimento, rimarranno per sempre impressi nella mia memoria. Non credo che vi sia stata un'altra occasione, in cui, in acqua ho rischiato più d'allora, e per ironia della sorte, il rischio fu causato dalla profondità troppo modesta, di quell'unica via percorribile.
Alla fine di quell'inferno turbinoso, finalmente la calma della laguna, la nostra barca, i nostri amici che manifestarono la loro gioia nel rivederci proferendo ingiurie irripetibili.
Finalmente anche le spiegazioni: il fuoribordo che avevamo sentito non era il nostro, ma quello dell'altro gommone, che ignaro di tutto era impegnato a fare la traina, senza sospettare minimamente della nostra presenza, poi, a causa del mare cattivo, era semplicemente tornato indietro.
In barca, quando non si è impegnati nella manutenzione delle attrezzature fotografiche, il tempo scorre pigro, il sole è il padrone assoluto di quei momenti, e noi, volentieri ci lasciamo accarezzare dalla calda brezza gustando la squisita frutta tropicale.
A queste latitudini, la notte giunge improvvisa, ma è preceduta da infuocati tramonti che tingono il cielo ed il mare di tutte le sfumature del rosso, poi, in pochi istanti, i colori svaniscono ed il cielo si prepara ad ospitare una grandiosa esposizione di stelle.
Al sorgere del sole, riprendono le immersioni, e il tempo perde d'ogni significato.
Immagini sommerse della barriera corallina, sfumano come in una dissolvenza fotografica, fra le bianche vele della nostra barca si uniscono al sibilo del vento ed esplodono nello spettacolo fantastico del mare osservato dai 75 MT. del faro di Sanganeb.
Prima della partenza un altro momento memorabile: un'immersione sull'Umbria, la gloriosa nave Italiana affondata in queste acque durante il secondo conflitto mondiale.
Ora il relitto è tornato a vivere, animato dall'inesauribile scintillio sottomarino offerto da questo mare incredibile.
La pista del piccolo aeroporto di Port Sudan, diventa presto un minuscolo nastro d'asfalto, sperduto in migliaia di Km. di deserto. Il sole è un dardo di fuoco che proietta l'ombra del nostro aereo sulle dune sottostanti.
Nel mondo ci sono molti paradisi tropicali, ospitali e senza problemi, che si possono facilmente raggiungere con voli d'importanti compagnie.
Sono viaggi per tutti, un'occasione per abbronzarsi e scattare foto da mostrare agli amici, con tutti gli ingredienti necessari: le palme, le bianche spiagge di corallo, i grandi alberghi climatizzati con piscine e discoteche.
Ma per conoscere gli altri popoli, per arricchirsi d'esperienze vere, bisogna saper rinunciare a tutto questo, ed anche alle nostre comodità abituali, bisogna saper scegliere le nostre mete fra quelle non ancora artefatte ad uso e consumo del turismo di massa.
Io sono stato in Sudan, e desidero tornarci!

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook