Varanasi e Bombay

in viaggio con Dopolavoro Ferroviario in India
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Due città e un treno: una sequenza di sorprese inesauribili
Resoconto di Isabella e Mario Dotti

VARANASI (BENARES)
Varanasi, “la città eterna”, è uno dei principali luoghi di pellegrinaggio dell’India ed è anche un’importante meta turistica. Bagnata dalle acque del Gange, la città è stata per più di duemila anni un centro di sapere e di cultura.
Varanasi è stata conosciuta anche come Kasci e Benares, ma il nome che porta attualmente è un ritorno al suo antico appellativo che evidenzia la sua collocazione di “città tra due fiumi”, il Varauana e l’Asi, appunto. L’antica città di Varanasi è situata lungo la sponda occidentale del Gange e si estende nella parte retrostante i ghat (scalinate che scendono sul fiume), in un intricato groviglio di strette viuzze.
La “Madre Ganga” (nome del fiume Gange in hindi), s’incurva come una falce di luna, quando passa per Benares. Lungo le gradinate che portano al fiume sacro, scendono milioni di fedeli aspiranti ad una morte che li liberi infine dal ciclo delle reincarnazioni. Le abluzioni rituali nelle acque del Ganga, le meditazioni degli asceti, il fuoco delle pire sono al centro di un mosaico fantasmagorico, brulicante di vita e di un’infinita serie di personaggi minori che popolano i quartieri della città santa dell'induismo.
Nei vicoletti di Benares gli odori sono esuberanti, i rigagnoli di scolo vanno per la loro strada tranquilla portando con sé coppette spezzate di argilla, ceste rotte, piccoli vassoi intrecciati per i dolci, un cordone ombelicale a metà mangiato dalle formiche, della tela di sacco tutta lacera su cui si posano mosche per meglio gustare il miele funebre. Questi rigagnoli superano di slancio le strade laterali, si espandono agli angoli e se ne vanno, mezzi pieni di torbidi fluidi correnti verso un qualunque ghat, per infilarsi con un balzo nella madre Ganga. A Benares tutto acquista un carattere sacro, e anche gli scoli della fognatura devono scorrere in cascate, ed essere santificate nel Ganga. Poiché, a Benares, i vivi sono il miracolo. Possono camminare su gambe secche come bambù, con i turbanti a riprova della loro forza; a Benares gli uomini parlano, persino.
Da dove hanno preso tanta forza? Le grandi masse in movimento ricordano i palazzi erosi, che poggiano con le fondamenta che si sostengono da sole sul ciottolame del Gange, ma alla prossima inondazione i palazzi precipiteranno in fondo al fiume da cui nessuno potrà recuperarne le pietre. Del resto i Maharajah se ne sono tutti andati via. Così sono crollati gli imperi. In verità è destino di ogni esistenza: azione e reazione. Ancora, azione e reazione. Perché mai dovremmo nascere? Perché dovremmo immergersi nel dolore? Le torrette e le pietre incise di Benares sembrano volerci dire che la vita è un fatto reale; tuttavia qui nella città solo la morte sembra brillare come il vero significato. Queste sono le domande che avverto dentro il mio animo vivendo in questa città meravigliosa.
PUO’ LA VITA MORIRE?

VARANASI - BOMBAY
Il sistema ferroviario Indiano dispone di una rete tra le più estese che vi siano al mondo (60.000 Km.). Ogni giorno viaggiano più di 11.000 treni, trasportando più di nove milioni di persone e collegando tra loro ben 7.000 stazioni. Avendo poi qualcosa come un milione e seicentomila dipendenti, le ferrovie Indiane rappresentano anche un datore di lavoro dalle dimensioni colossali. In India vi sono tre tipi di scartamento ferroviario: largo, metrico e ridotto. Le carrozze che viaggiano su linee a scartamento largo o metrico sono più o meno le stesse, mentre nel caso dello scartamento ridotto i vagoni sono più stretti e di conseguenza la sistemazione all'interno è meno comoda. Le zone che sono attraversate da binari a scartamento largo, sono: il Rajasthan, il Bihar settentrionale e L'Uttar Pradesh, sino ai confini con il Nepal.
Per alcuni viaggiatori i treni dell'India non rappresentano un semplice mezzo di trasporto pubblico. Grazie alle numerose locomotive a vapore ancora in funzione, questo paese ha, per gli appassionati dei viaggi in treno, un fascino irresistibile. I turisti ed i viaggiatori stranieri dovrebbero prendere in considerazione solo i treni postali e i treni espressi ('mail train' ed 'express train'), cercando di evitare del tutto i treni passeggeri. Nessun treno in India viaggia a grande velocità, ma almeno i treni postali ed espressi sono in movimento per la maggior parte del tempo. I treni passeggeri generalmente si fermano a lungo in parecchie località e, a meno di non nutrire un particolare interesse per le stazioncine intermedie, i viaggi diventano interminabili e noiosi.
Generalmente sui treni vi sono posti di prima e seconda classe, tuttavia in entrambi i casi vi sono numerose varianti tra cui scegliere. Innanzi tutto bisogna distinguere tra prima classe e prima classe con aria condizionata. Soltanto i treni migliori che viaggiano lungo gli itinerari principali dispongono di alcune carrozze con l'aria condizionata e un biglietto costa più del doppio della tariffa di prima classe. Un'alternativa più economica è data dal vagone letto con aria condizionata che costa il 25% in più rispetto al normale biglietto di prima classe. Queste carrozze sono meno rare delle prime, ma anch'esse si trovano solo sui percorsi principali.
Il costo delle prenotazioni è irrisorio, è il tempo necessario ad effettuarle che pesa, anche se negli ultimi tempi, per il momento solo nelle grandi città, hanno introdotto un sistema di prenotazioni computerizzato. All'atto della prenotazione vi verrà chiesto nome, cognome e anni compiuti! Al momento di salire sul treno, vedrete un foglio di carta fissato su ogni carrozza che riporta i nomi dei passeggeri, l'età, e a fianco di ciascuno il numero di cuccetta che gli è stato assegnato.

Diario di viaggio: Varanasi - Bombay, 1.500 km., 32 ore di percorrenza.
L'autista del taxi ci abbandona davanti alla stazione di Varanasi; coraggiosamente tentiamo di trasportare i nostri bagagli facendoci largo tra un oceano di persone (sono solo le 5,30 del mattino!). Improvvisamente veniamo accerchiati da un gruppo di uomini vestiti completamente di rosso e naturalmente scalzi: la cooperativa portabagagli! Dopo una breve discussione tra loro decidono chi deve portare il nostro bagaglio; questi uomini sono maestri nell'intrufolarsi in qualsiasi vagone, nel confuso viavai delle stazioni; con loro al nostro fianco trovare il treno, ma soprattutto il binario di partenza, diventa un gioco. Finalmente siamo seduti nelle nostre cuccette, rilassandoci apprezziamo l'invenzione dell'aria condizionata. Nell'attesa della partenza (un'ora di ritardo), vediamo uno di quei treni passeggeri sconsigliati ai turisti, stracolmi di persone che penzolano dalle porte, mentre dai finestrini senza vetri ma con le sbarre, una miriade di braccia chiamano i vari venditori di tè e cibo. Dal tetto dei vagoni altra gente sta scaricando fascine, tronchi di alberi e ceste stracolme di verdure o di frutta. Finalmente il treno si muove, i nostri occhi sono incollati ai finestrini, un contadino nei campi lavora sotto il sole con una minuscola zappa...
Rapiti dal paesaggio, non ci eravamo accorti dei nostri compagni di viaggio: sono due uomini d'affari del Punjab, con il loro vestito di cotone bianco, che dopo aver saputo la nostra nazionalità, ci tormentano elencandoci per un'ora le qualità di Sonia Gandhi! Finalmente si addormentano e Mario stringe rapporti di amicizia con il capotreno, riuscendo a spiegargli, nonostante il suo terribile inglese, che sono colleghi. Si divertono un mondo a raccontarsi (a grandi gesti e in italo-indo-inglese) le differenze fra gli stipendi indiani e italiani e relativo costo della vita. Sento il capotreno prodursi in forti esclamazioni: "Oh my God!", ogni volta che riesce a capire quanto costa il pane o altri generi di prima necessità.
Conosciamo anche i simpatici cuccettisti, e il "controllore del cibo servito a bordo", una qualifica un po' particolare forse, ma che tutela i passeggeri da venditori abusivi che si intrufolano quando il treno è fermo alle stazioni.
Dopo 32 ore di viaggio arriviamo a Bombay; salutiamo i compagni di viaggio coi quali abbiamo scambiato indirizzi vari; siamo stanchi ma ne è valsa la pena.
Quanta semplice bellezza, ancora, c'è in questo paese! Basta svuotare un poco la mente per farsi riempire da quel succede, che è talmente tanto, qualche volta anche troppo! Il nuovo, il fantasioso, l'artigianale sono a un passo, il più delle volte senza forzature!
Che un uomo gioisca per ciò che sono e fanno gli altri uomini è profondamente naturale, ed è una questione di cuore; anche per questo è bello viaggiare e godere di volti rugosi di vecchi o sguardi ridenti di bambini, l'enigma ambulante di un accattone o il mistero di una ragazza sfuggente...

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