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Toscana al tramonto: le esperienze gastronomiche più emozionanti tra collina e mare

Indice

C’è un’ora precisa in cui la Toscana smette di essere una cartolina e diventa qualcosa di più difficile da raccontare. È il tramonto: la luce si abbassa e si fa radente, i profili delle colline si separano in piani successivi e persino i luoghi visti mille volte sulle copertine delle guide tornano a sorprendere. Non è un caso che molte delle esperienze gastronomiche più memorabili della regione siano costruite proprio attorno a quell’ora. Ne abbiamo scelte cinque, dalla collina al mare, da vivere tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Aperitivo in vigna nel Chianti

Tra Greve, Panzano e Castellina sono ormai decine le cantine che al calar del sole aprono terrazze e aie per le degustazioni tra i filari. La formula è collaudata ma non per questo meno efficace: un calice di Sangiovese — che secondo il disciplinare del Chianti Classico deve rappresentare almeno l’80% dell’uvaggio, ed è ammesso solo a bacca rossa dal 2006 — o una verticale per chi fa sul serio, taglieri di finocchiona, pecorino e crostini neri, e le colline che virano dal verde al viola mentre si chiacchiera con chi il vino lo fa davvero. Il marchio che garantisce l’autenticità è il Gallo Nero, simbolo storico della denominazione che dal 2005 compare su ogni bottiglia certificata dal Consorzio, fondato nel lontano 1924 e primo del suo genere in Italia. Quasi tutte le aziende richiedono la prenotazione, e conviene chiedere se la visita comprende anche la cantina di affinamento: le barricaie al crepuscolo hanno un fascino tutto loro. La vendemmia, secondo lo stesso Consorzio, può protrarsi dalla prima metà di settembre fino alla seconda metà di ottobre a seconda dell’altitudine e dell’esposizione dei vigneti: chi cerca l’atmosfera del lavoro in corso tra i filari farà bene a puntare proprio su settembre, il momento più autentico dell’anno per visitare le cantine.

Cena tra i cipressi in Val d’Orcia

Attorno a Pienza e San Quirico il paesaggio è talmente codificato, tra cipressi, creta e casali in cima ai poggi, che si rischia di dimenticare quanto sia buona la cucina che lo accompagna, e quanto sia raro, su scala internazionale, il riconoscimento che questa valle porta con sé. La Val d’Orcia è infatti Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2004, iscritta nella Lista come paesaggio culturale per il suo valore insieme estetico e storico-antropologico: un’area di circa 61.000 ettari che comprende i comuni di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia, e che nel 2024 ha celebrato i vent’anni dal riconoscimento.

I poderi della zona propongono cene contadine all’aperto che sono l’esatto contrario della ristorazione patinata: pici tirati a mano conditi con l’aglione o con il ragù di cinta senese — la razza suina autoctona da cui nascono salumi ormai apprezzati ben oltre i confini toscani —, pecorino di Pienza in diverse stagionature, verdure dell’orto e dolci di casa, serviti su lunghe tavolate mentre il sole allunga le ombre dei cipressi sulla valle, magari accompagnati da un calice di Orcia DOC o, per le occasioni più importanti, da un Brunello di Montalcino. Non stupisce che i posti migliori si riempiano in fretta: per le sere di fine estate conviene muoversi con settimane di anticipo. Chi vuole approfondire la storia di questo riconoscimento può consultare la scheda ufficiale dell’UNESCO.

Bolgheri: rossi importanti e orizzonte di mare

Sulla Costa degli Etruschi il tramonto ha una qualità diversa: il sole non scende dietro una collina ma dentro il mare, e nelle giornate limpide si distinguono all’orizzonte le sagome di Gorgona, di Capraia e dell’Elba. Il viale di cipressi reso celebre da Giosuè Carducci nella poesia “Davanti San Guido” del 1874 — quasi cinque chilometri in rettilineo, con oltre duemilacinquecento alberi secondo le stime di Visit Tuscany — collega l’oratorio di San Guido, sulla vecchia Via Aurelia, al borgo di Bolgheri, nel comune di Castagneto Carducci. Qui enoteche e ristoranti servono i grandi rossi che hanno reso celebre la denominazione Bolgheri DOC, riconosciuta ufficialmente nel 1984 e costruita prevalentemente su Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Syrah in affiancamento al Sangiovese, con la sottozona Bolgheri Sassicaia che dal 1983 gode di una denominazione autonoma riservata a un solo, storico produttore. L’abbinamento tra un rosso importante e una tagliata di tonno, con la luce che cala sull’acqua, vale da solo il viaggio.

Maremma: la cena con i piedi nella sabbia

Il gran finale, però, è più a sud, sulla costa grossetana, dove il tramonto non si guarda da una terrazza: ci si siede letteralmente dentro. A Castiglione della Pescaia gli eventi sulla spiaggia in Maremma Toscana organizzati dal Bagno Le Cannucce trasformano il litorale di Riva del Sole in una sala da pranzo a cielo aperto. Il calendario estivo alterna cene al tramonto con il pescato del giorno, serate di degustazione con le cantine del territorio, feste private e appuntamenti aziendali apparecchiati a pochi metri dal bagnasciuga, tra dune, macchia mediterranea e pini marittimi secolari. Lo stabilimento collabora stabilmente con L’Andana, il cinque stelle della vicina Tenuta La Badiola, e la stessa location viene scelta sempre più spesso anche per matrimoni con cerimonia in riva al mare.

La cucina merita un discorso a parte. Lo chef Starling Quezada, dominicano di nascita e maremmano d’adozione, firma piatti in cui il pescato del Tirreno incontra i profumi dei Caraibi: il risotto di scampi si sposa con il cocco, il polpo viene cotto a bassa temperatura, la tradizione toscana si concede qualche divagazione tropicale senza mai perdere la rotta. Quando cala il buio, luci soffuse e il rumore delle onde fanno il resto. Per chi deve organizzare un evento di fine estate, che sia un compleanno importante, una cena aziendale o una festa privata, la formula spiaggia, tramonto e cucina d’autore è tra le più richieste della stagione: le date migliori vanno bloccate con largo anticipo.

San Miniato e il tartufo del crepuscolo

Chiudiamo nell’entroterra pisano, dove il crepuscolo profuma di bosco. Le colline di San Miniato sono una delle capitali italiane del tartufo bianco, il pregiato Tuber magnatum pico, e ogni autunno la Mostra Mercato Nazionale richiama appassionati da tutta Italia: l’edizione 2025, la cinquantaquattresima, si è tenuta nei tre fine settimana del 15-16, 22-23 e 29-30 novembre, con la novità di una denominazione allargata a “Colline Sanminiatesi” che coinvolge una trentina di comuni tra le province di Pisa e Firenze. Non è un caso che proprio da queste parti sia stato ritrovato, il 26 ottobre 1954, il tartufo bianco più grande mai documentato: oltre due chili e mezzo, scovato dal tartufaio Arturo Gallerini col suo cane Parigi, poi acquistato da un commerciante di Alba e donato all’allora presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower. Già dalle prime settimane d’autunno, comunque, le osterie del centro cominciano a proporre tagliolini, uova al tegamino e battute di carne coperte di lamelle profumate. Cenare nelle piazzette del borgo mentre il sole cala sulla valle dell’Arno è il modo più elegante di salutare l’estate ed entrare nell’autunno toscano.

Il momento giusto

Se dovessimo indicare un solo periodo per mettere in fila tutte queste esperienze, sarebbe settembre. Le temperature sono ancora miti, la luce è la più bella dell’anno, le folle di agosto si sono diradate e sulla costa il mare conserva il calore accumulato durante l’estate: si fa il bagno fino al pomeriggio e ci si siede a tavola al tramonto. Difficile chiedere di più.

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