Il primo viaggio a Dubai somiglia sempre allo stesso itinerario: Burj Khalifa, Dubai Mall, un pomeriggio alla Palm, una cena in un rooftop e magari una notte nel deserto. È un ottimo primo viaggio, ma restituisce una città che non esiste davvero, o meglio: ne restituisce solo la vetrina.
Chi ci torna una seconda volta, magari con più giorni e meno lista di cose da spuntare, incontra un’altra città. E una parte di quei viaggiatori, statisticamente non piccola, comincia a chiedersi come sarebbe vivere a Dubai invece che visitarla.
Le zone dove non arriva il primo viaggio
Al di là dei quartieri da cartolina esiste una Dubai residenziale che nessun tour tocca. Jumeirah Village Circle è un reticolo di palazzi bassi con supermercati, parchi e caffè dove vive buona parte della classe media internazionale. Al Quoz, nato come zona industriale, ospita gallerie d’arte, torrefazioni e spazi creativi ricavati nei capannoni. Deira e Bur Dubai, le zone storiche attorno al Creek, conservano i souk veri, quelli dove si contratta davvero.
È qui che la percezione cambia. La città smette di essere un parco a tema e diventa un luogo con quartieri, abitudini e una vita quotidiana riconoscibile.
Il momento giusto per andare
Da novembre a marzo il clima è la ragione principale per cui Dubai si riempie: temperature tra i 20 e i 28 gradi, sere gradevoli, spiagge frequentabili. Tra giugno e settembre si superano stabilmente i 40 gradi con umidità alta, e la vita si sposta negli interni climatizzati. Non è un periodo impossibile, ma è un’altra esperienza: prezzi più bassi, città più vuota, giornate organizzate diversamente.
Chi valuta un trasferimento farebbe bene a visitarla almeno una volta in estate. È la prova più onesta che si possa fare, e non tutti la superano.
Dalla curiosità al progetto
Riccardo Lucietti, fondatore di Lucietti Real Estate, incontra ogni mese persone che hanno fatto esattamente questo percorso: un viaggio, poi un secondo, poi la domanda seria. «Quasi nessuno decide di trasferirsi a Dubai al primo viaggio», racconta. «Succede al secondo o al terzo, quando smetti di guardare i grattacieli e cominci a guardare i supermercati, le scuole, il traffico alle otto del mattino. Quello è il momento in cui la conversazione diventa concreta.»
La sua struttura, una boutique advisory che segue investitori e famiglie italiane, nasce proprio nello spazio tra la curiosità e la decisione: un percorso di analisi che comincia dai numeri e dalle esigenze reali della persona, e solo alla fine arriva a parlare di case.
Quanto costa davvero starci
Il secondo viaggio è anche quello in cui si comincia a fare i conti veri. La percezione comune è che Dubai sia carissima, ma la realtà è più articolata: alcune voci costano meno che in Italia, altre molto di più.
Carburante, elettronica, ristorazione di fascia media e tempo libero sono spesso più accessibili. Ad andare in direzione opposta sono l’affitto nelle zone centrali, la scuola internazionale se ci sono figli e l’assicurazione sanitaria, che è obbligatoria e non trascurabile. Il risultato finale dipende quasi interamente dal quartiere che si sceglie e dallo stile di vita, molto più che dalla città in sé.
La città in inverno, quando si vive fuori
Un aspetto che sfugge a chi ha visto Dubai solo in estate è la vita all’aperto dei mesi freddi. Da novembre a marzo i parchi si riempiono, i ristoranti aprono i dehors, si moltiplicano i mercatini serali e le spiagge pubbliche restano frequentate fino a tardi. Ci sono aree attrezzate per il barbecue, percorsi ciclabili lungo il Creek e una scena di eventi all’aperto che nei mesi caldi semplicemente non esiste.
È la stagione in cui la città somiglia di più a una città mediterranea, ed è probabilmente il motivo per cui molti italiani che ci si trasferiscono raccontano di sentirsi meno spaesati di quanto temessero.
Come funziona restare
Il visto turistico consente in genere trenta o novanta giorni a seconda della nazionalità e delle condizioni di ingresso, che vanno sempre verificate prima di partire. Per restare più a lungo servono altre strade: il visto legato a un impiego, quello per attività imprenditoriale in free zone, oppure il visto di lungo periodo collegato a un investimento immobiliare, che negli Emirati richiede una soglia patrimoniale definita e apre a una permanenza pluriennale rinnovabile.
È la strada che interessa la maggior parte degli italiani che si informano, e anche quella su cui circolano più imprecisioni. Sul sito di Lucietti Real Estate è disponibile una guida aggiornata su residenza e Golden Visa a Dubai, con i requisiti reali e la differenza, spesso fraintesa, tra avere un permesso di soggiorno ed essere residente fiscale.
Un consiglio di viaggio, per finire
Se tornate a Dubai una seconda volta, provate a cambiare il criterio con cui la guardate. Prendete la metro invece del taxi almeno una volta, fate la spesa in un supermercato di quartiere, sedetevi in un caffè di JVC alle nove di sera. Non è un itinerario spettacolare, ma è l’unico modo per capire se quella città vi somiglia davvero o vi piace soltanto in fotografia.
Chi arriva a farsi domande più serie trova in Lucietti Real Estate un interlocutore che parte dal progetto di vita e non dal catalogo immobiliare.
Riccardo Lucietti è il fondatore di Lucietti Real Estate, boutique advisory immobiliare a Dubai per investitori e famiglie italiane. Broker RERA Certified, investitore diretto dal 2022 e citato da Forbes nel 2024, è considerato uno dei punti di riferimento per gli italiani che vogliono comprare, investire o trasferirsi a Dubai.

