La prima settimana di settembre ha un rituale preciso. Si torna in città, si riapre il beauty case delle vacanze e ci si accorge che niente sembra più al suo posto: le lunghezze sono paglierine, la frangia è cresciuta storta, il fondotinta comprato a luglio adesso lascia una maschera arancione sul collo.
In questo approfondimento vediamo cosa succede a capelli e incarnato dopo tre mesi di sole, mare e piscina, e come rimettere in fila le abitudini senza svuotare gli scaffali di una profumeria.
Cosa resta di sole, sale e cloro
Partiamo dai capelli, perché sulle lunghezze i segni dell’estate si vedono subito.
Il danno da luce è stato misurato in laboratorio. Un gruppo di ricercatori guidato da Cao ha esposto capelli a lampade UVB che simulano la radiazione solare per tempi crescenti, da 2 fino a 144 ore, e ha pubblicato i risultati su Scientific Reports nel 2017. Dopo 96 ore di irraggiamento la cistina, l’aminoacido che tiene insieme la struttura della cheratina, era scesa dal 19,64% al 14,64%. Al microscopio elettronico, prima dell’irraggiamento le squame della cuticola, lo strato più esterno del capello, erano disposte in modo regolare; dopo 24 ore di UVB comparivano crepe, e lungo le crepe le squame si sollevavano.
Lo studio riguarda la luce, non il mare né la piscina. Per sale e cloro vale un criterio più pratico: se al rientro le lunghezze risultano ruvide al tatto o i riflessi di una tinta sembrano cambiati, conviene parlarne con il parrucchiere prima di aggiungere nuovi trattamenti.
Sul viso il segno più visibile è la differenza di tono. L’abbronzatura può non sparire in modo uniforme fra fronte, zigomi e collo, e finché le zone restano di colori diversi la scelta di qualunque base diventa più complicata.
Perché il trucco di luglio a settembre non funziona più
Il trucco estivo nasce per una pelle più scura e per una luce molto forte. Terre calde, illuminanti dorati, mascara resistente all’acqua, magari un rossetto corallo che sull’abbronzatura sembrava naturale.
A settembre le giornate si accorciano, chi lavora in ufficio passa ore sotto la luce artificiale e la pelle torna verso il suo colore di base. Il risultato si vede soprattutto sulla base e sulle guance. Il fondotinta, se lo avete preso di una o due tonalità più scure, crea uno stacco netto sulla mandibola. La terra abbronzante, che ad agosto scaldava il viso, su un incarnato che sta tornando chiaro sporca le guance invece di colorirle. Gli illuminanti molto dorati, infine, sotto la luce fredda artificiale diventano lucidi e poco uniformi.
C’è anche una questione di texture. Se dopo l’estate la pelle appare più secca, le polveri tendono a evidenziare le zone ruvide. Una formula che a luglio restava uniforme può, a settembre, segnare le piccole pieghe intorno agli occhi già a metà mattina.
Colori del trucco e stagione cromatica
Il periodo di passaggio è un buon momento per fare chiarezza su quali colori vi stanno bene davvero, al di là dell’abbronzatura. L’armocromia, il metodo che classifica le persone in stagioni cromatiche in base a sottotono della pelle, colore degli occhi e dei capelli, parte proprio dal colore naturale: valutarlo ad agosto, con la pelle ancora scura, porta fuori strada.
Qualche indicazione generale aiuta a orientarsi, da verificare poi allo specchio. Con un sottotono freddo si possono provare rosa, prugna e malva su labbra e guance, lasciando per ultimi gli arancioni. Con un sottotono caldo si può partire da pesca e albicocca, oltre ai toni mattone e cammello. Chi ha un contrasto alto tra pelle, occhi e capelli può provare colori intensi; con un contrasto basso conviene controllare che tinte molto sature non coprano i tratti del viso.
Per la base la regola pratica è una sola: la tonalità si prova sulla linea della mandibola, alla luce del giorno, e deve sparire. Se in queste settimane l’abbronzatura sta calando, è normale dover cambiare fondotinta o mescolarne due per un periodo.
Il taglio in base al viso e al tipo di capello
A settembre può venire voglia di accorciare, e le punte rovinate sono un buon motivo. Quanto togliere e con quale forma, però, dipende da due fattori che conviene guardare prima di sedersi dal parrucchiere.
Il primo è la forma del viso. Su un viso tondo si possono valutare lunghezze che superano il mento e scalature verticali, tenendo presente che un caschetto netto all’altezza delle guance tende ad allargarlo. Su un viso lungo si può cercare volume ai lati, magari con una frangia sulla fronte. Su un viso squadrato si possono provare onde e scalature morbide intorno alla mandibola.
Il secondo è il capello in sé. Se l’estate lo ha seccato molto, un taglio pieno sulle punte fa sembrare la chioma più folta; una scalatura molto sfilata, sullo stesso capello, mette in evidenza le parti sfibrate. Anche il colore rientra nel discorso: i riflessi schiariti dal sole possono essere un buon punto di partenza per ragionare su una tinta più vicina alla vostra stagione cromatica, oppure un segnale che per un paio di mesi è meglio non aggiungere trattamenti chimici.
Quando ha senso farsi seguire da una professionista
Un rischio del rientro è l’acquisto fatto di corsa. Si leggono tre articoli, si guardano due video e si può tornare a casa con una maschera per capelli ricci su capelli lisci, un correttore verde che nessuno sa usare e un rossetto nuovo identico a quello che era già nel cassetto. Oltre alla spesa, prodotti sbagliati usati male possono alimentare l’idea di “non essere capaci” a truccarsi.
Un percorso con una consulente d’immagine è diverso dal consiglio del commesso perché parte dall’analisi e non dal prodotto.
Per avere un’idea concreta di come si svolge, la scheda dedicata a trucco e cura dei capelli di ArtiziaStyle, servizio proposto a Milano, a domicilio oppure online, elenca l’analisi della pelle e delle abitudini cosmetiche, lo studio delle proporzioni del viso e indicazioni sui prodotti per i capelli. La stessa scheda descrive una sessione in cui metà del viso viene truccata dalla professionista e l’altra metà dalla persona stessa, che ripete i gesti passo dopo passo, con una proposta da giorno e una da sera e un resoconto scritto finale.
Questo tipo di lavoro ha più senso in alcune situazioni precise: quando la routine di trucco non è mai stata impostata e ci si affida all’improvvisazione, quando si è cambiato molto (un nuovo colore di capelli, un taglio drastico, un lavoro con esigenze diverse), oppure quando il cassetto è pieno di prodotti usati una volta sola.
Se invece il problema è solo qualche punta secca, basta il parrucchiere.
Una routine minima per le prime settimane
Per chi preferisce fare da sé, ecco alcune abitudini semplici per le prime settimane.
- Tagliare le punte che risultano ruvide al tatto, anche solo uno o due centimetri, prima di investire in trattamenti.
- Usare acqua tiepida per il lavaggio e ridurre la temperatura di phon e piastra per un mese.
- Rivedere la base del trucco quando l’abbronzatura cala, provando il colore sulla mandibola.
- Mettere da parte, per ora, terre molto calde e illuminanti dorati.
Un’ultima nota pratica riguarda i prodotti per il trucco aperti a inizio estate. Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici prevede che, per i prodotti con durata minima superiore a 30 mesi, l’etichetta riporti il simbolo del vasetto aperto con il periodo, espresso in mesi o anni, in cui il prodotto una volta aperto è sicuro e può essere usato senza effetti nocivi. Chi ha aperto un mascara a giugno può fare il conto sulle dita, e da quel tubetto, che lavora a pochi millimetri dall’occhio, conviene cominciare a fare ordine.

