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Cosa portare a casa dalla Puglia: i taralli, e come sceglierli

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Il ricordo gastronomico che non va in frigo, non teme gli urti e dura mesi in dispensa.

Alla fine di un viaggio in Puglia arriva sempre lo stesso momento: la valigia da chiudere e la domanda su cosa portarsi a casa. L’olio pesa e teme gli urti, i formaggi chiedono il frigorifero, le conserve in vetro vanno avvolte nei vestiti. Il tarallo no: è leggero, non chiede freddo e dura mesi in un mobile chiuso. Per questo è il ricordo gastronomico più facile da riportare indietro.

Un pezzo di storia in un sacchetto

Il tarallo nasce come cibo povero. Una leggenda racconta di un panettiere che recuperò i ritagli di pasta avanzata, li arrotolò e li mise in forno invece di buttarli. Puglia e Campania se ne contendono ancora l’invenzione: chi vuole sapere come va a finire la disputa trova da dove vengono i taralli raccontato sul portale La Terra di Puglia, insieme alle differenze di ricetta fra le due regioni.

Salati o dolci: come orientarsi

Davanti allo scaffale di una bottega pugliese la scelta spiazza: decine di sacchetti, e nessuno che li spiega. Conviene ragionare per famiglie.

I classici sono il tarallo all’olio extravergine e il tarallino piccolo. Se non sai cosa scegliere, parti da qui.

Gli aromatici giocano con erbe e spezie: semi di finocchio, peperoncino, cacio e pepe, pizzaiola, curcuma con semi di chia.

I verdi e i dolci-salati sono quelli da raccontare al ritorno: cime di rapa, cipolla, pomodori secchi, olive e capperi, patate e rosmarino, multicereali, e l’uvetta con la cipolla, l’accostamento che sulla carta non convince e al primo morso sì.

Poi c’è il lato dolce, il più adatto da regalare: i tarallini al vino. In quelli al Primitivo Salento IGP il vino è il 20% della ricetta, e ci sono anche le versioni al vino bianco, al vincotto e quelle glassate.

Girate il sacchetto prima di comprare

Un consiglio pratico: leggete l’etichetta. La base del tarallo salentino è corta, farina, vino bianco, olio e sale, e in poche righe dice tutto: quale olio, quale vino, quanto c’è dell’ingrediente che dà il nome al gusto. Dice anche gli allergeni, utile se il regalo è per qualcun altro: il glutine c’è sempre, i solfiti dove c’è il vino, e alcuni gusti contengono latte, soia o sesamo.

Se in valigia non c’è posto

Capita: la valigia è già piena, oppure si torna con il solo bagaglio a mano. I taralli si possono ordinare anche una volta a casa. Laterradipuglia, azienda di Cutrofiano, in provincia di Lecce, ha online un assortimento di taralli e tarallini pugliesi in quattordici gusti e li spedisce in Italia e all’estero: un modo per ritrovare a dicembre il sapore di un viaggio fatto d’estate.

Come farli durare

L’unico nemico del tarallo è l’umidità. Un sacchetto lasciato aperto, in un paio di giorni, restituisce taralli morbidi. Non è un danno: cinque minuti in forno a 150 gradi e tornano croccanti. Per il resto non chiedono niente, né frigorifero né accortezze, ed è proprio per questo che per generazioni sono stati la cosa da mettere in valigia partendo dalla Puglia.

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