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Dove andare a Pasqua in Italia: riti, borghi e mare

Processione della Settimana Santa lungo una via acciottolata di un borgo italiano
Indice

La Pasqua è il primo viaggio dell’anno per molti italiani, e ha una particolarità che complica i piani: cambia data ogni anno. Nel 2027 cade il 28 marzo, cioè presto: significa giornate ancora corte, mare freddo al Nord e qualche stabilimento ancora chiuso, ma anche città d’arte meno affollate di quanto sarebbero ad aprile.

Questa guida mette insieme le destinazioni che funzionano davvero in quel weekend, divise per il motivo per cui ci si va: le tradizioni, i borghi, il mare, la tavola.

Le processioni per cui vale la pena spostarsi

Se il motivo del viaggio è la Settimana Santa, tre luoghi valgono più degli altri.

A Trapani i Misteri sono una processione che dura quasi ventiquattro ore filate: venti gruppi scultorei portati a spalla dai ceti artigiani della città, con un’andatura oscillante chiamata annacata. Parte il Venerdì Santo del pomeriggio e rientra il sabato.

A Enna, sempre il Venerdì Santo, sfilano migliaia di confratelli incappucciati delle confraternite cittadine: è una delle immagini più forti della Sicilia interna, e la città sta a quasi mille metri, quindi vestitevi di conseguenza.

A Sulmona, in Abruzzo, la domenica di Pasqua si tiene la Madonna che scappa in piazza: la statua della Madonna attraversa la piazza di corsa, portata a spalla, e se la corsa riesce senza intoppi è considerato buon auspicio per l’annata. Dura pochi minuti e la piazza si riempie ore prima.

A Firenze, la domenica mattina, c’è lo Scoppio del Carro: un carro settecentesco trainato da buoi fino a piazza del Duomo, dove una colombina a razzo parte dall’altare e accende i fuochi d’artificio. È gratis, si sta in piedi, e conviene arrivare presto.

A Roma il calendario è quello papale: la Via Crucis al Colosseo il Venerdì Santo sera e la benedizione Urbi et Orbi la domenica a mezzogiorno. Per le celebrazioni in San Pietro servono biglietti gratuiti da richiedere in anticipo alla Prefettura della Casa Pontificia; per la piazza no, ma bisogna mettersi in fila molto presto.

I borghi che danno il meglio in un weekend lungo

Con tre o quattro giorni, un borgo si gira con calma e costa meno di una città.

Gubbio ha una delle processioni del Cristo Morto più antiche dell’Umbria e un centro medievale intatto in pietra grigia. Orvieto sta su uno sperone di tufo con il duomo dalla facciata dorata e una città sotterranea scavata negli Etruschi. Cefalù unisce il duomo normanno con i mosaici bizantini e una spiaggia in centro, anche se a marzo si sta più sul lungomare che in acqua.

Otranto ha il mosaico pavimentale del duomo, un albero della vita lungo tutta la navata realizzato nell’XI secolo, e a Pasqua è ancora vuota rispetto all’estate. Bivona, nell’entroterra agrigentino, è la scelta di chi cerca il contrario del turismo: campagna, pesche, e nessuno.

Le città d’arte del Nord, quando il tempo non aiuta

A fine marzo il tempo è un terno al lotto, e queste città hanno abbastanza al coperto da reggere una giornata di pioggia.

Mantova e Parma stanno a un’ora l’una dall’altra e si completano: la prima con Palazzo Te e la Camera degli Sposi, la seconda con il Battistero rosa e la cucina che sapete. Bergamo ha la Città Alta raggiungibile in funicolare e si gira in mezza giornata. Vicenza è la città del Palladio, con il Teatro Olimpico e le ville nei dintorni. Cremona vive di violini: il Museo del Violino fa ascoltare gli strumenti di Stradivari suonati dal vivo in un auditorium progettato apposta.

Il mare che a marzo funziona già

Fare il bagno a Pasqua è improbabile quasi ovunque, ma alcune destinazioni di mare a marzo sono al loro momento migliore proprio perché vuote.

Ischia ha le terme, che risolvono il problema del clima: sorgenti calde all’aperto anche con quindici gradi. Sorrento è la base per la costiera senza il traffico di agosto, e i limoni sono in pianta. Portofino a fine marzo è percorribile a piedi dal Monte di Portofino senza fare la fila, cosa impensabile d’estate. Alghero ha il centro catalano e le falesie di Capo Caccia, e in Sardegna a marzo si cammina bene.

Mangiare, che in Italia a Pasqua è metà del viaggio

Ogni regione ha il suo: la torta pasqualina ligure, il casatiello napoletano, la pastiera, la cassata siciliana, l’agnello in mille versioni. Due indirizzi interessanti per chi viaggia soprattutto per la tavola: Sassari, dove si mangiano i dolci di mandorla e la fregola, e la zona di Cagliari, per i malloreddus e il pane carasau appena fatto.

Pasquetta, il giorno che rovina i piani

Il lunedì dell’Angelo è il giorno in cui mezza Italia esce di casa: strade verso il mare e verso i laghi congestionate dalla mattina, aree picnic piene, e molti musei chiusi o con orari ridotti. Se avete quattro giorni, il consiglio pratico è usare la Pasquetta per il rientro o per qualcosa di vicino e prenotato, non per la gita più ambiziosa del viaggio.

Quanto costa e quando prenotare

La Pasqua è alta stagione a tutti gli effetti: nelle città con riti importanti, come Trapani o Roma, gli alloggi vanno via due o tre mesi prima e i prezzi salgono del trenta o quaranta per cento rispetto al weekend precedente.

Due accorgimenti che fanno risparmiare davvero: dormire in un paese vicino invece che nel centro dove si tiene la processione, e partire il giovedì invece del venerdì, quando i treni e le autostrade sono ancora normali.

Una cosa da controllare prima di partire

Gli orari dei musei cambiano nei giorni di festa e non c’è una regola nazionale: alcuni chiudono la domenica di Pasqua, altri fanno orario pieno e chiudono la Pasquetta, altri ancora il contrario. Vale la pena una verifica sul sito ufficiale dei due o tre posti che vi interessano davvero, perché una giornata organizzata male qui si perde tutta.

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