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Cosa portare a casa dalla Puglia: i taralli, e come sceglierli

Aggiornato il 2 minuti di letturaA cura della redazione di Ci Sono Stato

Il ricordo gastronomico che non va in frigo, non teme gli urti e dura mesi in dispensa.

In questa guida 5 parti
  1. Un pezzo di storia in un sacchetto
  2. Salati o dolci: come orientarsi
  3. Girate il sacchetto prima di comprare
  4. Se in valigia non c’è posto
  5. Come farli durare

Alla fine di un viaggio in Puglia arriva sempre lo stesso momento: la valigia da chiudere e la domanda su cosa portarsi a casa. L’olio pesa e teme gli urti, i formaggi chiedono il frigorifero, le conserve in vetro vanno avvolte nei vestiti. Il tarallo no: è leggero, non chiede freddo e dura mesi in un mobile chiuso. Per questo è il ricordo gastronomico più facile da riportare indietro.

Un pezzo di storia in un sacchetto

Il tarallo nasce come cibo povero. Una leggenda racconta di un panettiere che recuperò i ritagli di pasta avanzata, li arrotolò e li mise in forno invece di buttarli. Puglia e Campania se ne contendono ancora l’invenzione: chi vuole sapere come va a finire la disputa trova da dove vengono i taralli raccontato sul portale La Terra di Puglia, insieme alle differenze di ricetta fra le due regioni.

Salati o dolci: come orientarsi

Davanti allo scaffale di una bottega pugliese la scelta spiazza: decine di sacchetti, e nessuno che li spiega. Conviene ragionare per famiglie.

I classici sono il tarallo all’olio extravergine e il tarallino piccolo. Se non sai cosa scegliere, parti da qui.

Gli aromatici giocano con erbe e spezie: semi di finocchio, peperoncino, cacio e pepe, pizzaiola, curcuma con semi di chia.

I verdi e i dolci-salati sono quelli da raccontare al ritorno: cime di rapa, cipolla, pomodori secchi, olive e capperi, patate e rosmarino, multicereali, e l’uvetta con la cipolla, l’accostamento che sulla carta non convince e al primo morso sì.

Poi c’è il lato dolce, il più adatto da regalare: i tarallini al vino. In quelli al Primitivo Salento IGP il vino è il 20% della ricetta, e ci sono anche le versioni al vino bianco, al vincotto e quelle glassate.

Girate il sacchetto prima di comprare

Un consiglio pratico: leggete l’etichetta. La base del tarallo salentino è corta, farina, vino bianco, olio e sale, e in poche righe dice tutto: quale olio, quale vino, quanto c’è dell’ingrediente che dà il nome al gusto. Dice anche gli allergeni, utile se il regalo è per qualcun altro: il glutine c’è sempre, i solfiti dove c’è il vino, e alcuni gusti contengono latte, soia o sesamo.

Se in valigia non c’è posto

Capita: la valigia è già piena, oppure si torna con il solo bagaglio a mano. I taralli si possono ordinare anche una volta a casa. Laterradipuglia, azienda di Cutrofiano, in provincia di Lecce, ha online un assortimento di taralli e tarallini pugliesi in quattordici gusti e li spedisce in Italia e all’estero: un modo per ritrovare a dicembre il sapore di un viaggio fatto d’estate.

Come farli durare

L’unico nemico del tarallo è l’umidità. Un sacchetto lasciato aperto, in un paio di giorni, restituisce taralli morbidi. Non è un danno: cinque minuti in forno a 150 gradi e tornano croccanti. Per il resto non chiedono niente, né frigorifero né accortezze, ed è proprio per questo che per generazioni sono stati la cosa da mettere in valigia partendo dalla Puglia.